Biciclettata “islamica”, Bosco (Lega): “il problema non è solo la cultura, si ammettano responsabilità della religione”

Biciclettata “islamica”,  Bosco (Lega): “il problema non è solo la cultura, si ammettano responsabilità della religione”

Stando a quanto dichiarato da Rassmea Salah, responsabile del Progetto Aisha, la biciclettata è nata alcuni anni fa a Milano ed è partita proprio da un centro islamico nel quale ci si interrogava se per le donne, andare in bici, fosse lecito, cioè islamicamente consentito. Il fatto stesso che una cosa del genere sia messa in discussione denota una spaventosa arretratezza nel dibattito sulla parità di genere e su questo, pare, siamo tutti d’accordo. Affermare però che la fede nell’Islam non sia corresponsabile di questa arretratezza è, a mio avviso, miope e impedisce a quei musulmani che sono effettivamente tolleranti e progressisti, di sviluppare soluzioni efficaci contro l’emarginazione sessuale a cui molte donne musulmane sono sottoposte. L’Islam non si occupa di sola spiritualità ma pretende di regolare praticamente ogni aspetto della vità del fedele, separando le azioni lecite (halal) da quelle illecite (haram). Questo aspetto, ovviamente, influenza i costumi e le usanze dei fedeli, il velo ne è il perfetto esempio, seppur con differenze culturali, è diffuso in tutto il cosiddetto mondo islamico e per molte donne non è una libera scelta. Anche all’interno delle comunità islamiche dei paesi occidentali ci sono grossi problemi. A Bologna, per esempio, ci sono associazioni islamiche che non ammettono l’iscrizione delle donne. Chi, musulmano, vuole veramente promuovere l’empowerment e l’emancipazione femminile dovrebbe concentrarsi su queste realtà, anziché su iniziative simboliche, più utili a proiettare all’esterno un’immagine moderna della comunità islamica piuttosto che risolvere i problemi e le contraddizioni interne.

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UmbertoBosco

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