Bosco e Malossi (Lega):”Ennesimo crimine in Montagnola, necessario presidio fisso di Polizia”

“Dopo l’ennesimo furto subito nel parco Montagnola di Bologna la Giunta prenda atto che diverse zone della città sono ormai fuori controllo “- è quanto affermano in una nota congiunta Umberto Bosco, consigliere comunale di Bologna e Nicolò Malossi, coordinatore provinciale Lega Giovani.
“Il PD per anni ha minimizzato, parlando “sicurezza percepita” e solo oggi si sveglia e cade dal pero. Ma i cittadini bolognesi da anni fanno le spese della miopia piddina, subiscono minacce, aggressioni e furti;”- prosegue Bosco-“una situazione diventata insostenibile “.
Sulla stessa linea Malossi:”Siamo arrivati all’assurdo in cui i cittadini non possono usufruire di uno dei parchi più importanti della città, sede tra l’altro di una scuola materna”.
A tal proposito concludono Bosco e Malossi:”è necessario un presidio fisso della polizia municipale nel parco al fine di garantire la tranquillità dei cittadini”

Scritte sui muri e droga, Bosco (Lega): “inerzia Giunta è ragione più plausibile”

Gli esseri umani sono portati a vedere schemi, in questo siamo meglio di qualsiasi altra specie e computer ma talvolta vediamo schemi che non esistono. A Bologna circola tanta droga e ci sono tante scritte sui muri. Penso che Lepore non si riferisca ai murales artistici, semmai a tag o scritte incomprensibili che possono sembrare messaggi in codice. Personalmemte ritengo che gli spacciatori di droga siano sufficientemente “sgamati” da comunicare attraverso messaggi criptati di tipo digitale, più affidabili di scritte che potrebbero essere cancellate o alterate. Non escludo categoricamente l’idea che le bande criminali si siano spartite il territorio felsineo marcandolo con dei segni distintivi ma invito la Giunta ad applicare il principio del rasoio di Occam che suggerirebbe una spiegazione più semplice, cioè che a Bologna gira tanta droga e ci sono tante scritte sui muri per la combinazione di due fattori: la presenza di giovani (la categoria più attiva sia nel consumo di stupefacenti, sia nel vandalismo grafico dei muri) e il l’inerzia delle istituzioni che non hanno mai fatto abbastanza nell’attività di contrasto e prevenzione dei due fenomeni.

Terrorismo, Bosco (Lega): “Regolamento antifascista funziona anche con islam, ora la sinistra si tolga i paraocchi”

“L’immane sforzo politico e amministrativo messo in campo dalla sinistra bolognese per impedire la fruizione di spazi pubblici da parte di gruppi neofascisti potrebbe trovare applicazione anche per le associazioni islamiche che, come quelle neofasciste, praticano ed esibiscono forme di discriminazione sessuale e religiosa ma, che a differenza di queste, gli spazi pubblici bolognesi li utilizzano davvero. La speranza, oltre a quella di togliere metri quadri alla propaganda islamista, è quella di aprire gli occhi alla sinistra, ipersensibile all’intolleranza di matrice neofascista ma cieca a quella islamica, molto più insidiosa anche perché trova legittimazione e dignità nascondendosi dietro al paravento della religione e cultura di una minoranza.”

Terrorismo, Bosco (Lega): “armi spuntate contro terroristi made in Italy”

Se si tratta di cittadini extracomunitari, un ragionevole sospetto è sufficiente per ottenere un decreto di espulsione e rimpatriare il presunto o aspirante terrorista ma quando il “virus” dell’islamismo contagia un cittadino italiano, magari figlio d’immigrati di prima generazione, la questione si complica. L’abbiamo visto con Youssef Zaghba, cittadino italiano, noto agli inquirenti per certe frequentazioni pericolose ma incensurato. Anche Zaghba fu fermato al Marconi ma, non potendolo espellere, dovettero rilasciarlo e, una volta arrivato oltre manica, ha messo a segno l’attentato. Paradossalmente, un contesto accogliente e liberale come quello europeo si è dimostrato terreno fertile dove ideologie politico-religiose molto pericolose hanno attecchito. Basti pensare che paesi come il Regno Unito e Belgio sono oggi tra i principali esportatori di jihadismo. È ora che le istituzioni capiscano che concedere spazi e riconoscimenti alla religione islamica e ai suoi sedicenti rappresentanti è controproducente.

Moschea a Bologna, Bosco (Lega): “scontenterebbe gli stessi musulmani e sarebbe incostituzionale”

Il vuoto normativo lamentato da Lafram non esiste, la Costituzione (art.8) è chiarissima in merito ai culti istituzionalmente riconosciuti, il problema è semmai che l’Islam è incompatibile con l’ordinamento italiano e/o che le organizzazioni islamiche non sono state capaci di mettersi d’accordo tra loro. Carenze che hanno impedito ai musulmani la stipula di un’Intesa con lo Stato. A riprova di questo c’è il caso della famosa legge regionale 2/2015 della Regione Lombardia (rinominata legge anti-moschee) sulla quale il Governo Renzi aveva promosso il ricorso alla Corte Costituzionale, la quale però ha sostanzialmente confermato la legittimità della norma stringente sull’edilizia di culto. Al di là degli aspetti normativi, va anche precisato che la realizzazione di una grande moschea capiente e monumentale scontenterebbe la maggioranza degli stessi musulmani che vedrebbero ingiustamente favorito un particolare gruppo a scapito di altri. Non bisogna dimenticare che, nonostante i tentativi di Lafram di dare loro una rappresentatività unitaria, le comunità islamiche restano molteplici e spesso, per ragioni politiche o etniche, non hanno rapporti tra loro. Va infine precisato che l’Islam è l’unica religione che oggi solleva diffidenza e preoccupazione tra la gente, anziché parlare di ignoranza o razzismo, i musulmani e, in primis, chi afferma di rappresentarli, dovrebbero liberarsi del vittimismo e avviare un serio percorso di autocritica.

Moschea a Bologna, Bosco (LN): “chi pensa di integrare i musulmani costruendo luoghi di culto non conosce l’Islam e non sa cos’è l’integrazione.”

Le comunità islamiche, molto più di altre, hanno tendenze settarie, cioè si autoghettizzano. Invito pertanto gli amministratori locali che pensano di promuovere l’integrazione di chi proviene da paesi a maggioranza islamica, costruendo luoghi i culto e spazi di aggregazione a loro riservati, a studiare gli effetti che queste politiche hanno prodotto negli altri stati europei dove le comunità islamiche sono molto più chiuse e tradizionaliste rispetto all’Italia.
Pensare poi che la costruzione di una moschea possa risolvere i problemi lamentati dagli stessi fedeli è quantomai miope. Le comunità islamiche sono diverse e spesso non dialogano tra di loro, pensare che possano pregare nella stessa grande moschea è semplicemente assurdo.

Velo islamico in tribunale, Bosco (LN): “Della sicurezza del giudice non parla nessuno”

La vicenda accaduta al TAR ha sollevato, com’è normale che sia, le reazioni di politici, giornalisti e intellettuali. Le posizioni vanno dall’accusa di razzismo al plauso per l’imparzialità del giudice. Il dibattito sulla libertà religiosa si è riacceso e, come sempre, si sono formati due schieramenti, da una parte chi sostiene che regole debbano adattarsi alle diverse sensibilità culturali e religiose e dall’altra parte chi (come me) ritiene che in una società le regole debbano essere applicate a tutti, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali come recita l’articolo 3 della Costituzione. Rimando volentieri ad altri la disquisizione circa l’opportunità e la liceità di invitare la ragazza a togliersi il velo o lasciare l’aula di tribunale per concentrarmi su un aspetto pericolosamente tralasciato da tutti gli intervenuti che ho avuto il piacere di leggere, cioè la sicurezza del giudice. Le generalità della toga sono state rese note con una leggerezza imperdonabile. Indipendentemente dalle opinioni circa la libertà religiosa, non possiamo e non dobbiamo dimenticare che tante persone sono state uccise da musulmani intenti a vendicare o punire una presunta mancanza di rispetto nei confronti della religione islamica e dei suoi simboli, nei quali rientra a pieno titolo anche il velo. Se domani un seguace di Maometto particolarmente esaltato (che non vuol dire squilibrato) decidesse di vendicare la ragazza e aggredisse il giudice, potremmo davvero dirci sorpresi dell’accaduto? Le vicende di Charlie Hebdo, Teo Van Gogh e delle vignette danesi sono solo alcuni esempi di un fenomeno estremamente preoccupante, ma quando leggo sui giornali il nome del giudice realizzo che il rifiuto o l’incapacità di prendere coscienza di un fenomeno può essere ben più preoccupante del fenomeno stesso.

Ragazza rasata dai genitori, Bosco (LN): “Bene la condanna ma bisogna scongiurare un rimpatrio forzato della minore”

Sono stupito dall’assoluzione del padre attendo di poter leggere le motivazioni della sentenza prima di commentarle. La famiglia chiede il ritorno a casa della minore ma, nel caso in cui il tribunale dei minori accolga la richiesta dei genitori, che garanzie abbiamo che la ragazza non venga rispedita in patria per un matrimonio combinato? Il Comune ha fatto bene a costituirsi parte civile ma è molto più importante vigilare sul futuro della giovane: il rischio di un matrimonio combinato nel paese d’origine dei genitori non va sottovalutato.

Parata islamista in città, Bosco (LN): “Violenti? No. Integrati? Neanche”

Ieri nel quartiere San Donato si è tenuta una manifestazione molto partecipata. I video della parata hanno invaso i social network dove molti cittadini hanno manifestato non poche preoccupazioni. Oggi finalmente abbiamo scoperto di chi si tratta e che la manifestazione era regolarmente autorizzata.
I manifestanti sono gli aderenti ad un particolare setta fondamentalista islamica , una setta che promuove la diffusione religiosa e politica dell’islam rifiutando però qualsiasi comportamento violento, una caratteristica più unica che rara tra i movimenti islamisti.
Una manifestazione prevista da tempo e autorizzata, ordinata dove non si sono riscontrati incidenti. Tutto bene quindi? Tecnicamente sì, praticamente nì. Nel senso che dovremmo riflettere molto seriamente su quanto sia integrato e su quanto sia integrabile chi organizza una manifestazione di tale portata senza neanche preoccuparsi di pubblicizzarla sul territorio. Infatti nessuno della stampa e della politica bolognese sapeva nulla di questo evento. L’unico volantino che si trova in rete è scritto in arabo. Se questo è l’approccio di chi vorrebbe convertirci con le buone, figuriamoci l’approccio di quelli (e sono tanti) che vedono gli occidentali come dei cani infedeli, come dei kufir. Come ho detto in diverse occasioni, mentre la politica si concentra sui nostalgici del ventennio, nel territorio si diffondono idee molto più pericolose. Le organizzazioni che queste idee le diffondono siamo attrezzati per neutralizzarle solo se organizzano un attentato, ma siamo pressoché impotenti nei confronti di chi il terrorismo si “limita” a inneggiarlo. Magari non è il caso della manifestazione di ieri ma non è irragionevole aspettarsi che sia quello di domani.