Moschea Bologna, Bosco (Lega): “tanta fretta perché sanno che prenderemo Regione”

“Lafram per anni si è lamentato, chiedendo per i musulmani un “luogo dignitoso” dove pregare, e ora lo stesso luogo, definito poco dignitoso, i musulmani se lo comprano. I mesi più caldi sono sempre quelli in cui l’amministrazione comunale licenzia le delibere più controverse ma la questione sarà oggetto di tutte le attenzioni del caso. La fretta della Giunta di centrosinistra e della CIB dipende anche dalla paura (ragionevole) di perdere la Regione il prossimo anno a vantaggio della Lega che senza dubbio introdurrà una legge “antimoschee”, sulla falsa riga di quella lombarda che ha già superato il vaglio della Corte Costituzionale. Comunque sia da settembre intendo ripartire con la raccolta firme per una legge regionale d’iniziativa popolare. Un’iniziativa già avviata nel 2016 ma che ho dovuto congelare a causa della riforma regionale in materia di urbanistica. Anche se musulmani e sinistra si riempiono la bocca di parole come “diritti” e “libertà di culto”, la questione è puramente urbanistica e proprio su quel frangente verterà la battaglia”

Terrorismo, Bosco (Lega): “Regolamento antifascista funziona anche con islam, ora la sinistra si tolga i paraocchi”

“L’immane sforzo politico e amministrativo messo in campo dalla sinistra bolognese per impedire la fruizione di spazi pubblici da parte di gruppi neofascisti potrebbe trovare applicazione anche per le associazioni islamiche che, come quelle neofasciste, praticano ed esibiscono forme di discriminazione sessuale e religiosa ma, che a differenza di queste, gli spazi pubblici bolognesi li utilizzano davvero. La speranza, oltre a quella di togliere metri quadri alla propaganda islamista, è quella di aprire gli occhi alla sinistra, ipersensibile all’intolleranza di matrice neofascista ma cieca a quella islamica, molto più insidiosa anche perché trova legittimazione e dignità nascondendosi dietro al paravento della religione e cultura di una minoranza.”

Terrorismo, Bosco (Lega): “armi spuntate contro terroristi made in Italy”

Se si tratta di cittadini extracomunitari, un ragionevole sospetto è sufficiente per ottenere un decreto di espulsione e rimpatriare il presunto o aspirante terrorista ma quando il “virus” dell’islamismo contagia un cittadino italiano, magari figlio d’immigrati di prima generazione, la questione si complica. L’abbiamo visto con Youssef Zaghba, cittadino italiano, noto agli inquirenti per certe frequentazioni pericolose ma incensurato. Anche Zaghba fu fermato al Marconi ma, non potendolo espellere, dovettero rilasciarlo e, una volta arrivato oltre manica, ha messo a segno l’attentato. Paradossalmente, un contesto accogliente e liberale come quello europeo si è dimostrato terreno fertile dove ideologie politico-religiose molto pericolose hanno attecchito. Basti pensare che paesi come il Regno Unito e Belgio sono oggi tra i principali esportatori di jihadismo. È ora che le istituzioni capiscano che concedere spazi e riconoscimenti alla religione islamica e ai suoi sedicenti rappresentanti è controproducente.

Moschea a Bologna, Bosco (Lega): “scontenterebbe gli stessi musulmani e sarebbe incostituzionale”

Il vuoto normativo lamentato da Lafram non esiste, la Costituzione (art.8) è chiarissima in merito ai culti istituzionalmente riconosciuti, il problema è semmai che l’Islam è incompatibile con l’ordinamento italiano e/o che le organizzazioni islamiche non sono state capaci di mettersi d’accordo tra loro. Carenze che hanno impedito ai musulmani la stipula di un’Intesa con lo Stato. A riprova di questo c’è il caso della famosa legge regionale 2/2015 della Regione Lombardia (rinominata legge anti-moschee) sulla quale il Governo Renzi aveva promosso il ricorso alla Corte Costituzionale, la quale però ha sostanzialmente confermato la legittimità della norma stringente sull’edilizia di culto. Al di là degli aspetti normativi, va anche precisato che la realizzazione di una grande moschea capiente e monumentale scontenterebbe la maggioranza degli stessi musulmani che vedrebbero ingiustamente favorito un particolare gruppo a scapito di altri. Non bisogna dimenticare che, nonostante i tentativi di Lafram di dare loro una rappresentatività unitaria, le comunità islamiche restano molteplici e spesso, per ragioni politiche o etniche, non hanno rapporti tra loro. Va infine precisato che l’Islam è l’unica religione che oggi solleva diffidenza e preoccupazione tra la gente, anziché parlare di ignoranza o razzismo, i musulmani e, in primis, chi afferma di rappresentarli, dovrebbero liberarsi del vittimismo e avviare un serio percorso di autocritica.

Moschea a Bologna, Bosco (LN): “chi pensa di integrare i musulmani costruendo luoghi di culto non conosce l’Islam e non sa cos’è l’integrazione.”

Le comunità islamiche, molto più di altre, hanno tendenze settarie, cioè si autoghettizzano. Invito pertanto gli amministratori locali che pensano di promuovere l’integrazione di chi proviene da paesi a maggioranza islamica, costruendo luoghi i culto e spazi di aggregazione a loro riservati, a studiare gli effetti che queste politiche hanno prodotto negli altri stati europei dove le comunità islamiche sono molto più chiuse e tradizionaliste rispetto all’Italia.
Pensare poi che la costruzione di una moschea possa risolvere i problemi lamentati dagli stessi fedeli è quantomai miope. Le comunità islamiche sono diverse e spesso non dialogano tra di loro, pensare che possano pregare nella stessa grande moschea è semplicemente assurdo.

Velo islamico in tribunale, Bosco (LN): “Della sicurezza del giudice non parla nessuno”

La vicenda accaduta al TAR ha sollevato, com’è normale che sia, le reazioni di politici, giornalisti e intellettuali. Le posizioni vanno dall’accusa di razzismo al plauso per l’imparzialità del giudice. Il dibattito sulla libertà religiosa si è riacceso e, come sempre, si sono formati due schieramenti, da una parte chi sostiene che regole debbano adattarsi alle diverse sensibilità culturali e religiose e dall’altra parte chi (come me) ritiene che in una società le regole debbano essere applicate a tutti, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali come recita l’articolo 3 della Costituzione. Rimando volentieri ad altri la disquisizione circa l’opportunità e la liceità di invitare la ragazza a togliersi il velo o lasciare l’aula di tribunale per concentrarmi su un aspetto pericolosamente tralasciato da tutti gli intervenuti che ho avuto il piacere di leggere, cioè la sicurezza del giudice. Le generalità della toga sono state rese note con una leggerezza imperdonabile. Indipendentemente dalle opinioni circa la libertà religiosa, non possiamo e non dobbiamo dimenticare che tante persone sono state uccise da musulmani intenti a vendicare o punire una presunta mancanza di rispetto nei confronti della religione islamica e dei suoi simboli, nei quali rientra a pieno titolo anche il velo. Se domani un seguace di Maometto particolarmente esaltato (che non vuol dire squilibrato) decidesse di vendicare la ragazza e aggredisse il giudice, potremmo davvero dirci sorpresi dell’accaduto? Le vicende di Charlie Hebdo, Teo Van Gogh e delle vignette danesi sono solo alcuni esempi di un fenomeno estremamente preoccupante, ma quando leggo sui giornali il nome del giudice realizzo che il rifiuto o l’incapacità di prendere coscienza di un fenomeno può essere ben più preoccupante del fenomeno stesso.

Islam in carcere, Bosco (LN): “Entrano delinquenti, escono terroristi, non ripetiamo errori del modello francese”

Al di la delle rispettive posizioni, è innegabile l’abisso che separa la realtà raccontata dai sindacati di Polizia penitenziaria che lamentano fenomeni di radicalizzazione e ghettizzazione e quella raccontata nelle udienze conoscitive organizzate in aula e carcere dal Comune di Bologna e nelle quali la Direttrice del Casa circondariale ci rassicurava sulla situazione del carcere bolognese escludendo che tra gli ospiti della Dozza ci possano essere pericoli per la collettività.
I governi francesi per anni hanno promosso l’indottrinamento religioso per i detenuti musulmani, convinti così di contrastare la loro recidività, i risultati sono stati catastrofici e culminati nelle stragi parigine di matrice islamista. Sulla questione è fondamentale fare chiarezza, per questo, come annunciato in Aula di Consiglio, ho chiesto una specifica udienza conoscitiva al fine di avviare un confronto costruttivo e chiarificatore sui fenomeni dell’integrazione e della radicalizzazione in carcere.

Concerto Radio Bruno, Bosco (LN): bene il nuovo sistema d’accesso alla piazza ma lunghe file e fioriere così collocate sono pericolose

Numero chiuso e accessi controllati a Piazza Maggiore rappresentano un’ottima soluzione, utile a scongiurare il ripetersi di drammatici episodi come quello di Piazza San Carlo a Torino ma le file quasi chilometriche che si sono formate in via Indipendenza, unite alla presenza di fioriere anticamion assolutamente inadeguate a fermare qualsiasi mezzo (suv, furgone, tir), restano una combinazione molto pericolosa.
Come ho evidenziato in diverse occasioni, se le barriere non sono presidiate e senza la presenza di dispositivi capaci di bloccare un automezzo, le lunghe file su via Indipendenza diventano un bersaglio tra i più facili e quindi sensibili. E’ assurdo che la città riesca a istallare fittoni automatici per regolare l’accesso a ZTL e parcheggi ma non riesca a farlo per scongiurare attentati.