Censimento Rom: unico modo per indirizzare servizi e interventi sociali ed educativi

Censimento Rom: unico modo per indirizzare servizi e interventi sociali ed educativi
“La Regione Emilia-Romagna, come tante altre, da circa 30 anni si è dotata di una normativa ad hoc per i cosiddetti nomadi (rom e sinti). In Emilia-Romagna, queste norme prima  tutelavano uno stile di vita, quello nomade ma ci si è resi conto che solo una minima parte di sinti e rom lo è effettivamente. Non a caso nel 2015, la legge ha smesso di tutelare i nomadi (di qualsiasi etnia) e si è concentrata unicamente su sinti e rom con lo scopo (almeno sulla carta) di promuovere l’inclusione sociale di queste comunità etniche. Purtroppo la normativa in questione, come molte affirmative action (discriminazioni positive) ha avuto l’effetto opposto, rallentando il processo di inclusione e integrazione sociali in corso. I detrattori della Lega e del Ministro Salvini in questi giorni si stracciano le vesti e richiamano alla memoria i rastrellamenti fascisti ma nessuno ha mai detto di voler schedare i rom, i sinti, ecc. Se il censimento fosse davvero una schedatura, come affermano alcuni esponenti della sinistra, allora ogni dieci anni siamo tutti schedati. Al di la delle strumentalizzazioni politiche, se un determinato gruppo etnico necessita, per le sue peculiarità, di interventi specifici, un censimento è l’unico modo per programmare e veicolare questi interventi, qualsiasi essi siano, evitando che a beneficiarne siano soggetti estranei. Se leggi cucite addosso a gruppi etnici sono davvero incostituzionali, la sinistra, anziché gridare allo scandalo, faccia mea culpa e abroghi la normativa regionale.”
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UmbertoBosco

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