Centro islamico di via Ristori, Bosco (LN): ci sono regole urbanistiche da rispettare per i luoghi di culto, basta a moschee mascherate da centri culturali.

Le cosiddette moschee presenti in città non sono, in realtà, tali. Si tratta nella maggioranza dei casi di sedi di Associazione di Promozione Sociale. La normativa nazionale consente alle APS di aprire una sede ovunque in deroga alla norme urbanistiche.

Mascherare una moschea da centro cultura rappresenta quindi uno stratagemma utile a realizzare un luogo di culto aggirando gli obblighi e divieti che a tali edifici si applicano. Divieti e obblighi che servono a tutelare il decoro urbano, la viabilità e, non per ultima, l’incolumità di chi frequenta i luoghi di culto. Inoltre non mancano le sentenze che ribadiscono la netta separazione tra l’associazionismo e il culto, quest’ultimo sarebbe permesso all’interno delle sedi delle associazioni solo in maniera marginale rispetto all’attività dell’associazione. Sappiamo bene però che molto spesso l’attività di culto è preponderante se non addirittura esclusiva.

Non solo il Comune di Bologna ne è consapevole e finge di non vedere ma addirittura concede spazi di sua proprietà per le medesime attività.

Centri islamici che spuntano come funghi sul territorio comunale generano comprensibili preoccupazioni da parte dei residenti, in parte legate al pericolo che l’islam rappresenta a livello ideologico, in parte legate a questioni più pratiche come la sicurezza, il degrado, la viabilità e il deprezzamento immobiliare.

A breve presenterò un’interrogazione per avere tutti i documenti del caso e un’interpellanza per sapere se la Giunta intenda continuare a tollerare e sponsorizzare la diffusa illegalità che caratterizza la nascita e la presenza di moschee sul territorio comunale.

Umberto Bosco
Consigliere Lega Nord
Comune di Bologna

 

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