Islam, Bosco (LN): l’Islam cerca l’intesa con regioni e comuni perché con lo Stato non ce la può fare. La moschea? La chiedono appellandosi alla dignità ma sarebbe ancora più divisiva.

Islam, Bosco (LN): l’Islam cerca l’intesa con regioni e comuni perché con lo Stato non ce la può fare. La moschea? La chiedono appellandosi alla dignità ma sarebbe ancora più divisiva.

Non sono affatto sorpreso da quanto dichiarato da Yassine Lafram, presidente della cib (Comunità islamica bolognese), in particolare mi aspettavo la timida richiesta di un “luogo dignitoso dove pregare”. “Luogo dignitoso” è un eufemismo per dire “moschea”, evidentemente ad alcuni non bastano più le attuali sale di preghiera dove spesso l’attività di culto non potrebbe essere praticata per ragioni urbanistiche e di sicurezza che vengono puntualmente aggirate sfruttando in modo improprio le libertà concesse dalla normativa nazionale sull’associazionismo.

All’incontro tenutosi oggi in Regione Yassine e altri relatori si sono appellati alla libertà religiosa sancita dalla Costituzione e in forza questa libertà avanzano la pretesa di essere trattati come gli altri culti. Ma i limiti che i musulmani lamentano vengono proprio dal testo costituzionale che, all’articolo 8, impone precisi obblighi ai culti che come tali vogliono essere riconosciuti dalle istituzioni, obblighi che Islam italiano, molto frammentato e conflittuale al suo interno e quindi incapace di strutturarsi e individuare un rappresentante univoco, non è stato in grado di assolvere.

A chi parla di divisione ricordo che le moschee, e Lafram che afferma di rappresentare diverse realtà indipendenti dovrebbe saperlo, spesso divengono elemento di divisione per le comunità islamiche. Le moschee comunemente intese necessitano infatti di finanziatori e questi spesso sono fondazioni, organizzazioni o governi esteri, quasi sempre portatori di un’agenda politica ben chiara e spesso discutibile. Un’ingerenza che giocoforza estromette dalla Moschea i musulmani con diverse identità politiche, nazionali o teologiche che continueranno a riunirsi negli stessi luoghi definiti che Lafram definisce “poco dignitosi”.

Avendo fallito con lo Stato, molto più attento ai dettami costituzionali, l’Islam italiano ci prova con le Amministrazioni locali e regionali di centrosinistra, molto ingenue in materia. Le normative urbanistiche regionali e Sindaci compiacenti potrebbero infatti rappresentare il cavallo di troia attraverso il quale l’Islam può penetrare i muri eretti dalla Costituzione, dalle leggi nazionali sul culto e dalla giurisprudenza. Quando le istituzioni celebrano l’Islam, questo è ben lieto di presenziare ma dove c’è la possibilità di essere interrogati o criticati, la risposta della Comunità Islamica non è altrettanto solerte. Da mesi attendo che Yassine e le Associazioni che afferma di rappresentare si presentino all’Udienza conoscitiva che, come Lega Nord abbiamo richiesto sulla situazione del Capoluogo emiliano in materia di luoghi di culto.

In coerenza con quanto dichiarato a inizio anno in Comune, l’Arcivescovo Zuppi ha ribadito come la diffidenza e la paura dell’islam affondino le radici nell’ignoranza. Non so quale sia il percorso di studi teologi islamici intrapresi dal prelato ma diversi studiosi manifestano regolarmente preoccupazione circa la pericolosità e l’intolleranza del messaggio coranico, tra questi anche il predecessore di Zuppi, il Cardinale Biffi. Ignorante pure lui?

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UmbertoBosco

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