I musulmani “moderati” ci sono ma non se li fuma nessuno…

Sul Carlino di oggi c’è un interessante articolo che tratta dell’elezione nel consiglio comunale di Sumaya Abdel Qader ma principalmente della mancata elezione di Maryan Ismail. Entrambe donne, entrambe musulmane, entrambe candidate in Consiglio comunale a Milano, entrambe nella lista del Partito Democratico. La prima ha preso 1016 preferenze ed è stata eletta, la seconda solamente 326 ed è rimasta fuori dal consiglio meneghino.

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A seguito del mancato successo, Maryan ha deciso di dimettersi dal PD lamentandosi di come il Partito abbia deciso di non supportarla, nonostante anni di militanza e lavoro, per puntare su Sumaya, outsider vicina al Caim e all’UCOII.

La candidata perdente rappresenta a mio avviso una vera progressista di sinistra la cui storia politica e personale è stata caratterizzata dalla lotta all’Islam politico e senza dubbio la sua decisione di abbandonare il partito di Renzi è figlia, oltre che della delusione, anche della coerenza. La forza politica nella quale ha creduto e lavorato per anni, ha deciso di puntare verso una rappresentante, Sumaya, tutt’altro che progressista e laica.

Non posso che dirmi dispiaciuto per Maryan e per Milano, sarebbe stato senza dubbio preferibile eleggere una progressista anziché una tradizionalista ma il risultato delle elezioni milanesi fornisce degli elementi empirici che ci consentono un’analisi molto più precisa dell’elettorato musulmano e della strategia politica sostenuta PD quando si tratta di Islam.

  1. I progressisti riformisti, persone capaci (non so come) di conciliare la fede nell’Islam e i valori democratici, liberali e pluralisti esistono ma non sono molto rappresentativi.
  2. I musulmani tradizionalisti e conservatori hanno molto più seguito, sono organizzati e finanziati.
  3. Per il PD la rappresentatività (CAIM e UCOII) è più importante della laicità.

Sul piano intellettuale, i musulmani progressisti sono portatori di valori in completa antitesi tra loro. Nella loro testa è possibile conciliare i valori dell’Islam con quelli delle moderne società: democrazia, libertà, individualismo, laicità, tolleranza, pluralismo. La storia antica e quella contemporanea ci insegna però che una simile commistione di valori, oltre ad essere molto improbabile, è anche poco duratura. Persone come Maryan sono motivate dalle migliori intenzioni ma sono ignare di essere parte del problema: l’esistenza di sedicenti musulmani che abbracciano e combattono per l’affermazione di valori moderni rafforza l’idea che l’Islam e detti valori siano in qualche modo compatibili. Una pia illusione nel quale anche molti europei si gongolano perché la realtà è troppo spaventosa.

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