Profughi si sentono inutili e si annoiano quindi spacciano, Bosco (LN) replica a Mengoli.

 

Le dichiarazioni di Paolo Mengoli circa la necessità di trovare un’occupazione ai sedicenti profughi per farli sentire utili ed evitare così che si diano allo spaccio hanno tutti i connotati di un ricatto morale, anzi di un ricatto assistenziale. Chi per anni ha diretto la Caritas dovrebbe aver maturato un po’ di realismo in materia di immigrazione e aver accantonato la romantica idea secondo la quale il richiedente asilo è un disperato che fugge dalla persecuzione, figure del genere esistono ma le statistiche dimostrano che si tratta di mosche bianche. I richiedenti asilo, come fa notare lo stesso Mengoli quando parla delle rimesse, sono per lo più migranti economici trasferiti in Europa abusando delle leggi sul diritto d’asilo per puro e semplice opportunismo, inoltre la maggior parte di loro non è minimamente interessata a far parte della nostra comunità, tanto meno dare un contributo, solo a spremerla per mettere da parte un po’ di soldi per se e per i propri parenti rimasti nel paese d’origine.

Mengoli prima suggerisce di aprire le frontiere europee a tutti gli africani come se bastasse questo a dare loro delle prospettive di vita concrete o sostenibili e al tempo stesso suggerisce d’investire in Africa. Lo Statuto della Confraternita della Misericordia, Mengoli se lo rilegga, all’articolo 2 sancisce che l’Associazione “esplica la sua azione in Bologna e nella sua provincia”, se il coordinatore del sociale, anziché concentrarsi sui bolognesi in difficoltà che di certo non mancano, preferisce dedicarsi all’Africa non avrà certo difficoltà a trovare i canali e le risorse necessarie.

Ricordo inoltre all’esponente della Confraternita della Misericordia che molti paesi africani hanno prospettive di crescita economica assai più rosee di quelle dei paesi europei ma fin tanto che l’immigrazione sarà priva di limiti, controlli e selezione, moltissimi giovani africani, gli unici potenziali agenti del cambiamento da lui auspicato, preferiranno farsi mantenere o vivere di espedienti in Europa anziché rimboccarsi le maniche e investire nelle rispettive nazioni di appartenenza.

Un paese in piena deindustrializzazione e con il nostro tasso di disoccupazione non può certo permettersi di distribuire occupazione a coloro che, in buona parte, sono semplici opportunisti scrocconi che approfittano delle norme sul diritto d’asilo per venire in villeggiatura. Basti pensare alle continue pretese e rivolte di questi ospiti e al fatto che in diversi casi hanno acconsentito a partecipare a corsi di formazione solo dietro compensi economici, come se fossero loro a farci il favore di imparare un mestiere. L’accoglienza in Italia, e anche questo Mengoli, che ha gestito la Caritas, dovrebbe saperlo bene, è un vero e proprio business: ci guadagnano le cooperative e associazioni (laiche e religiose) che gestiscono i flussi di persone come ci guadagna la criminalità che ha sempre nuova forza lavoro, il tutto a spese della collettività e a discapito tanto dei bisognosi nostrani quanto dei paesi d’origine dove rimangono solo i poverissimi che non possono permettersi il viaggio, gli anziani, le donne e i bambini.

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