Kosovaro espulso, Bosco (Lega): “con musulmani italiani abbiamo le mani legate e luoghi di preghiera grandi o piccoli non aiutano a scongiurare estremismo, anzi…”

Bene l’espulsione del kosovaro e degli altri due estremisti ma è una misura che il nostro ordinamento ci consente di adottare solo con gli stranieri che possiamo, appunto, espellere prima ancora che commettano reati. Ben diverso per i cittadini italiani e comunitari con i quali servono prove tangibili di un’effettiva affiliazione con organizzazioni terroristiche, mancate con Youssef Zaghba, l’attentatore di Londra con passaporto italiano. Lo strumento più efficace è quello di ostacolare, nei limiti del possibile e del legale, ogni forma di aggregazione islamica, è l’unico modo per disinnescare la radicata tendenza dei musulmani a chiudersi tra di loro, limitando al minimo le interazioni con i non musulmani. La sinistra bolognese pensa di integrarli concedendo loro rappresentanza e moschee, politiche che in tutta Europa hanno generato ghetti e alimentato le posizioni più oltranziste e pericolose dell’Islam.

Islam, dichiarazioni vescovo Negri, Bosco (Lega Nord): “contributo musulmani non violenti a lotta al terrorismo è pari a zero”.

“Scagionare l’Islam dalla violenza generata dal jihadismo appellandosi al fatto che la maggior parte delle vittime siano musulmani è quanto di più falso e semplicistico si possa partorire. Idem per l’affermazione sul fatto che solo una piccola minoranza ha comportamenti violenti. Fin tanto che i musulmani che sinceramente si dissociano dai terroristi e dalla violenza non saranno disposti ad ammettere i problemi insiti nell’ideologia religiosa che li accomuna con essi, cioè quella che emerge dal Corano e dalla biografia di Maometto, il loro contributo nella lotta al terrorismo sarà nullo, se non addirittura controproducente. Avanzare critiche all’islam e al suo Profeta è il modo più efficace per innescare una reazione violenta. Piaccia o no, questa è la realtà dei fatti.”
Questa la replica di Umberto Bosco, consigliere comunale della Lega Nord, alle dichiarazioni della CIB.”

Costituente islamica a Bologna, Bosco (LN): nata per unire, è l’ennesima spaccatura nell’Islam italiano

Oggi, presso il Centro Zonarelli, ho partecipato alla seconda riunione territoriale della Costituente islamica. Nata da una spaccatura all’interno dell’UCOII e a cui hanno aderito in qualità di promotori Hamza Roberto Piccardo (fondatore della stessa UCOII) e il figlio Davide. La prima cosa che è saltata agli occhi è l’importante assenza tanto delle istituzioni comunali (nessun assessore e consigliere si è presentato) quanto di esponenti della Comunità Islamica Bolognese (CIB). Assenza, quella del CIB di cui ho chiesto chiarimenti a Piccardo, il quale ha replicato che 2 delle associazioni facenti parte del CIB erano presenti in sala.
È però lecito pensare che la loro presenza in sala non rappresentasse una vicinanza o comunanza d’intenti tra neoformata Costituente e il coordinamento presieduto da Yassine Lafram, semmai rappresenta proprio una spaccatura all’interno di quest’ultima. Insomma, il conflitto tra le varie realtà islamiche italiane, tutte rigorosamente autoreferenziali, da oggi può contare su un attore in più. La rivalità tra Costituente islamica, l’UCOII e le realtà locali ad esso affiliate (ufficialmente o meno) inoltre spiegherebbe anche le insolite assenze istituzionali di esponenti del PD, che difficilmente disertano simili iniziative.
A Piccardo riconosco onestà intellettuale, dopo la delusione dell’UCOII, ha fondato un’altra organizzazione con scopi chiari e precisi: instaurare una democrazia rappresentativa all’interno della Costituente, diventare l’Ente rappresentativo dell’Islam italiano nella sua interezza siglando l’intesa con lo Stato Italiano, beneficiandone in termini di edificazione di luoghi di culto e 8 per mille. L’idea di dare rappresentanza democratica all’interno dell’Islam italiano però è destinata a fallire perché la storia ci insegna che il matrimonio tra Islam e Democrazia non dura per molto. Prima o poi la Democrazia farà qualcosa che l’Islam non gradisce e questi la rinnegherà, un po’ come avviene per i matrimoni celebrati con rito islamico dove il marito può rinnegare una moglie disobbediente.
Prima di presenziare all’incontro temevo che la nuova formazione potesse riuscire dove le altre hanno fallito, ma ora che alcune dinamiche interne mi sono chiare e a giudicare dalla scarsa risposta dei musulmani bolognesi, mi sbagliavo. Anche se è nata per unire i musulmani, la Costituente finora è riuscita solo ad allargare le spaccature già esistenti creandone al contempo di nuove.

Umberto Bosco
Consigliere Comune di Bologna

Velo libera scelta?

Velo libera scelta?

Il mio intervento in aula sul velo islamico

Pubblicato da Umberto Bosco su Martedì 4 aprile 2017

La notizia è circolata con una certa insistenza nelle varie testate giornalistiche ed è stata ampiamente commentata da esperti ed esponenti politici di caratura locale e nazionale. I contorni e la veridicità del racconto sono ancora oggetto delle necessarie verifiche quindi eviterò di addentrarmi e di commentare la vicenda nello specifico.

Però episodi come questo, una volta depositato il polverone mediatico, necessitano un’attenta riflessione nonostante la tematica sia tra le più polarizzanti.

Dobbiamo prendere atto della realtà e ragionare insieme su quali soluzioni adottare per la nostra società.

Dobbiamo prendere atto che ci sono persone che scelgono di vivere qui nonostante provino un forte disprezzo per i valori di questa società.

Dobbiamo prendere atto che la presenza di queste persone non è equamente ripartita tra i vari gruppi etnici, ci sono culture di provenienza più simili o più conciliabili rispetto ad altre.

Dobbiamo prendere atto che alcune persone hanno il terrore di veder crescere i loro figli in seno ai valori di questa società, terrore che sovente si traduce in violenza e talvolta sfocia in omicidio.

Dobbiamo prendere atto di quanto sia limitato l’attuale margine d’azione delle istituzioni, provate a immaginare a quante ragazze, cresciute qua, ai primi segni di occidentalizzazione siano state spedite in bangladesh o in pakistan per essere riportate sui rispettivi binari culturali e magari costrette a un matrimonio combinato.

Dobbiamo prendere atto che per ogni Fatima che si ribella e finisce sul giornale ci sono migliaia di ragazze che si piegano alle imposizioni familiari e culturali.

Dobbiamo prendere atto che la violenza non è solo fisica, certe culture sono talmente intolleranti, talmente tradizionaliste, talmente chiuse che chi osa lasciarsi inquinare dalla cultura locale rischia seriamente di essere stigmatizzato ed emarginato dalla stessa famiglia e dalla stessa comunità nella quale è cresciuta.

Dobbiamo prendere atto che in questi casi le istituzioni sono pressoché impotenti.

Dobbiamo prendere atto che questi fattori rappresentano un forte deterrente all’integrazione.

e Dobbiamo prendere atto che la mancata integrazione, che avvenga per scelta deliberata o costrizione, rappresenta un fallimento per questa società perché chi non si integra è condannato a vivere in un’altra società; una società parallela che più passa il tempo più diventa chiusa, più diventa intollerante.

Dobbiamo ammettere, e rompo il ghiaccio facendolo per primo, che l’imperialismo culturale e l’etnocentrismo ci impediscono di capire e di governare la società di domani ma dobbiamo anche ammettere, e qua l’appello attraversa la sala, che anche il relativismo culturale è un ostacolo.

Aspettarsi che diverse culture, portatrici di valori tra loro antitetici, possano condividere pacificamente negli stessi spazi sociali è un’idea, per quanto romantica, irrealizzabile. Talvolta l’incontro tra culture è proficuo, altre volte conflittuale, talvolta produce progresso, altre volte involuzione. Saper distinguere, prevedere e governare questi diversi scenari è una delle sfide cruciali per il futuro.

Indossare il velo può essere una libera scelta.

Sono stato fidanzato per anni con una ragazza che il velo lo ha messo per scelta, nonostante i genitori, musulmani, glielo sconsigliassero.

Ma il fatto che una scelta possa essere libera, non significa che generalmente lo sia.

E’ davvero libera una scelta se il rifiuto della stessa conduce alla stigmatizzazione? All’emarginazione sociale?

E’ davvero libera la scelta di indossare il velo in un contesto dove l’ortodossia viene esaltata e l’anticonformismo demonizzato?

E’ davvero libera la scelta di indossare il velo se i casi di imposizione spuntano regolarmente?

E’ davvero libera la scelta di indossare il velo se fin da piccole si viene abituate a indossarlo?

Se imam e genitori ti dicono per essere una vera musulmana, lo devi indossare?

I racconti di molte, troppe ragazze, che da queste imposizioni, religiose o culturali che siano, si affrancano suggerirebbero di no.

Per questo mi piange il cuore quando sento paragonare il divieto di indossare il velo, all’obbligo di indossarlo.

Primo perché in molti stati a maggioranza islamica, il velo, quello integrale, è vietato.

Secondo perché i più fortunati e riusciti tentativi di modernizzazione e secolarizzazione avvenuti in contesti a maggioranza islamica sono passati anche dal divieto di indossare qualsiasi tipo di velo.

La cultura e il progresso, talvolta, vanno imposti. Altrimenti tanto vale mettere in discussione anche la scuola dell’obbligo.

Per queste ragioni presento un’odg. Non chiedo la trattazione immediata. Si tratta di un testo già molto conciliante, aperto ad eventuali modifiche. Che condividiate o meno queste mie riflessioni vi invito a leggerlo con attenzione perché è il genuino tentativo di avviare un confronto costruttivo su un tema molto molto spinoso.

Grazie

Velo islamico, Bosco (LN): “chi ancora parla di libera scelta, il velo lo ha sugli occhi”

Anche se particolarmente timida e più restia di altre a sgomitare o alzare la voce per rivendicare spazi e diritti, quella bengalese resta una comunità molto chiusa, tradizionalista e intollerante. Chi frequenta esponenti di altre comunità o, peggio, adotta stili di vita occidentali viene stigmatizzato ed emarginato. Un atteggiamento culturale che da sempre caratterizza alcune comunità ma di cui ci accorgiamo solo al verificarsi di episodi eclatanti, spesso di cronaca nera. Mi auguro che questo episodio faccia risvegliare le coscienze di chi si ostina che a sognare di poter integrare chi disprezza i valori fondamentali della nostra società.
Che i sedicenti rappresentanti delle comunità islamiche si arrampichino sugli specchi per spacciare quella sul velo come una libera scelta è, tutto sommato, comprensibile e coerente con l’agenda politica di chi vuole sdoganare la cultura islamica come compatibile con i valori occidentali. Che una lunga schiera di politici e intellettuali prenda questa lettura come plausibile è però meno comprensibile e ben più preoccupante. Il velo nasce come strumento di “modestia sessuale”, una funzione che è rimasta pressoché invariata nei secoli a fronte dell’immutata criminalizzazione della fornicazione e della diffusa idea che le femmine necessitino sempre di un guardiano (padre, fratello o marito). Indossare il velo, è vero, può essere oggetto di una libera scelta ma molto di rado lo è davvero. Il condizionamento che molti giovani subiscono da parte della famiglia e della comunità etnica di riferimento è un elemento troppo spesso sottovalutato e ancora più spesso tollerato dalle istituzioni, più attente a restare dentro i canoni relativisti del politicamente corretto rispetto ad affrontare e risolvere un problema dilagante. Per ogni ragazza come Fatima, che si ribella alle imposizioni familiari, ce ne sono migliaia che cedono alle pressioni, che si adeguano. Sul piatto non ci sono solo le violenze fisiche che, con i dovuti limiti, le istituzioni sono in grado di affrontare, punendo i responsabili e allontanando le vittime. Un importante deterrente è rappresentato anche dalla minaccia di emarginazione sociale. Chi sceglie stili di vita difformi dal “gregge” viene allontanata perdendo amici e parenti, così molte ragazze “scelgono” di chinare e di coprire il capo. Presto o tardi se ne faranno una ragione fino al convincersi che sia meglio così, magari spingendosi ad accettare un matrimonio combinato, condannando a sua volta le sue figlie a vivere il medesimo copione.
Per queste ragioni mi auguro che i servizi sociali consentano a Fatima di rifarsi una vita lontano da una famiglia e da un comunità capaci solo di soffocare la sua personalità comprimendo la sua libertà.

Umberto Bosco
Consigliere Lega Nord
Comune di Bologna

Il sacrificio umano: da Maometto all’ISIS

ATTENZIONE, IMMAGINI MOLTO DISTURBANTI, SCONSIGLIATE AD UN PUBBLICO SENSIBILE.

In occasione della festa del sacrificio l’Isis ha rilasciato l’ennesimo video nel quale giustizia i suoi prigionieri. Se pensate di aver già visto l’orrore di cui sono capaci i miliziani del Califfato vi assicuro che quest’ultimo fa davvero un salto di qualità. Niente effetti speciali hollywoodiani (quando ammazzi sul serio le persone non servono) ma regia e fotografia sono a dir poco magistrali, segno del fatto che allo stato islamico non manchino certo risorse e competenze.

Il metodo con i quali i prigionieri vengono giustiziati, oltre alla già descritta spettacolarità e maestria di regia, ha un forte valore simbolico, il valore del sacrificio umano ad Allah.

I musulmani di tutto il mondo celebrano ogni anno la festa del sacrificio (Id al-adha)  collegata con il racconto coranico di Ibrahim (Abramo). Un Allah a dir poco sadico vuole testare la fedeltà di Ibrahim pretendendo da questi l’uccisione di suo figlio Ismaele (Isacco nella tradizione giudaico-cristiana). Il primo ubbidiente profeta porta il figlio sul monte, lo lega esattamente come si faceva per le bestie da macellare e, proprio mentre si appresta a sgozzare il suo “amato” ragazzo, (colpo di scena) viene fermato da un angelo inviato dallo stesso Allah.

Il valore simbolico di questo racconto è davvero immenso per i seguaci di Maometto poiché rappresenta la sublimazione della cieca e acritica sottomissione al volere di Allah. Non è un caso infatti che si tratti della festività più importante per l’Islam che significa, appunto, sottomissione.

Il video in questione dura circa dodici minuti i cui primi otto contengono spezzoni di altri video e precedenti esecuzioni, interviste, interrogatori e la ricostruzione dei crimini commessi da coloro che dall’ottavo minuto subiranno la mattanza. I prigionieri che indossano le ormai tradizionali tute arancioni “Guantanamo style” sono ammassati nel angolo di quello che è a tutti gli effetti un moderno mattatoio e vengono prelevati ad uno ad uno per essere sgozzati a ridosso di una grata che consente al sangue di scolare nel sistema fognario. Le inquadrature sono studiate per dare risalto al terrore e alla sofferenza patiti dai condannati. I corpi esanimi sono poi appesi a testa in giù al fine di completare il dissanguamento, come prescrive la macellazione halal.

Il video è davvero disturbante, la visione è fortemente sconsigliata ad un pubblico sensibile.

Si consideri che persino i nazisti si preoccupavano di non far sapere ai tedeschi le atrocità commesse nei campi di sterminio; ben consapevoli che la stessa opinione pubblica che aveva eletto Hitler, un antisemita dichiarato, non avrebbe tollerato un tale orrore. La strategia propagandistica dell’Isis prevede invece di dare risalto alla gratuita e amplificata violenza nei confronti di inermi prigionieri o presunte spie. Il fatto che questa propaganda si dimostri efficace anche con molti musulmani cresciuti in Europa è a dir poco agghiacciante e dovrebbe stimolare una seria riflessione su quali siano gli effettivi valori dell’islam.

Gli apologeti dell’islam senza dubbio argomenteranno che la sadica strumentalizzazione di un rituale così sacro è quanto di più lontano si possa concepire dall’islam. Forse questi apologeti non conoscono o non ricordano che la legittimazione etica che consente di massacrare i prigionieri proviene proprio dallo stesso Maometto.

Non tutti sanno che, oltre agli insegnamenti e le istruzioni contenuti nel Corano, la filosofia, la legge, la prassi e l’etica dell’Islam si rifanno alla Sunnah (da cui deriva il termine “sunnita”). La Sunnah è la raccolta degli hadith. Gli hadith sono testimonianze su come Maometto e i suoi seguaci si sono comportati in vita. Dato che lo stesso Corano (perfetta e immutabile parola di Allah) eleva Maometto a modello da seguire per tutti i fedeli (Avete nel Messaggero di Allah un bell’esempio per voi… Corano 33:21), per tutto ciò che non è specificato nei versetti coranici, il buon musulmano si rifà agli esempi forniti dal suo profeta. Esistono migliaia di hadith che raccontano tutto e il contrario di tutto. Per fortuna sono classificati in base alla catena di trasmissione che ne attesta l’attendibilità.

La veridicità del racconto che segue è certificata da hadith contenuti nelle raccolte più autorevoli. Li riporterò in calce all’articolo.

Nel corso delle battaglie contro i meccani, Maometto si è imbattuto nella tribù ebraica dei Banu Qurayza. Questa tribù, probabilmente a causa dell’inferiorità militare, si arrese rapidamente alle truppe islamiche. Dopo essere stati disarmati si decise che gli uomini della tribù sarebbero dovuti essere passati a fil di spada. Secondo Maometto, la sentenza di morte era conforme al volere di Allah (Sahih Bukhari 5:59:447) che poi partecipò attivamente al massacro di questi uomini disarmati. Le teste mozzate furono sepolte in trincee appositamente scavate. Almeno 600 uomini disarmati furono uccisi in questo modo. A subire il tragico destino non furono solo i maschi in età da combattimento ma anche giovani ragazzi, considerati nemici per il solo fatto di essere dotati di peli pubici. No. Non è uno scherzo. “(Abu Dawud 38:4390**).

Ora che conosciamo alcune emblematiche azioni dell’esempio da seguire, non dovremmo più sorprenderci di assistere a scene come questa, dove i miliziani di Nour al-Din al-Zenki, un gruppo jihadista siriano molto simile all’Isis, con il sorriso sulle labbra e intonando ad Allah, decapitano, dopo averlo picchiato e deriso, un ragazzino di 11-12 anni, accusato di spionaggio. È lecito pensare che abbia subito la stessa selezione dei giovani Qurayza.

A liquidare gli autori di questi massacri come semplici criminali o assassini si commette un errore madornale. Non parliamo di persone senza scrupoli prive di una morale. Spesso non si tratta di disperati cresciuti in un campo profughi, bensì di persone istruite con un buon lavoro, amici, passioni, hobby, una famiglia che li ama. Queste persone hanno una grande morale e una grande etica e sono ben disposti a morire per essa. Semplicemente si tratta dell’etica e della morale di Maometto, un furbo, visionario, manipolatore e sanguinario conquistatore del settimo secolo. Se il modello etico è una persona del genere, commettere questi crimini diventa razionale, lecito e morale per chiunque. Non dobbiamo mai dimenticare che chi in questi orribili video impugna la lama e uccide un essere umano indifeso è una persona convinta di essere l’agente del volere del “misericordioso” creatore dell’universo. Lo stesso “misericordioso” creatore che torturerà questi prigionieri nell’aldilà per l’eternità (Corano 4:56, 5:33, 47:12). Come nel caso del comunismo e del nazismo, l’ideologia (o teologia) violenta e intollerante, unita all’approccio dogmatico e acritico produce le catastrofi che abbiamo visto e continuiamo a vedere.

Qualcuno potrebbe obbiettare: “ma se questi sono davvero gli insegnamenti dell’Islam, perché la maggior parte dei musulmani sono persone pacifiche?“. La replica a tale obbiezione è molto articolata e richiederebbe un articolo a parte, provo a sintetizzare i punti:

  • La maggior parte di qualsiasi categoria è “pacifica”, la violenza non è come la democrazia, non serve il 51%, basta una piccola minoranza di violenti protetta o sponsorizzata da una maggioranza passiva.
  • L’Islam contiene anche insegnamenti positivi e pacifici anche se è necessario precisare che la maggior parte di questi sono contenuti nelle cosiddette sure meccane, quelle scritte quando Maometto era privo di potere politico. Quando salì al potere a Medina la musica cambiò completamente. Inoltre, in caso di contraddizioni, i versetti successivi (Medina) abrogano i precedenti (La Mecca).
  • Pochissimi musulmani uccidono in nome di Allah come pochissimi cristiani porgono l’altra guancia. La religione è solo uno degli elementi che determinano i comportamenti umani. Fortunatamente ce ne sono altri.
  • Come per i fedeli di altri culti, non tutti i sedicenti musulmani conoscono la propria religione o la biografia di Maometto. Molti di loro ignorano le crudeltà contenute nel Corano e commesse dal loro profeta e lo ritengono un personaggio estremamente saggio e pacifico.
  • Durante i secoli sono stati sviluppati (anche in seno all’islam) alcuni anticorpi intellettuali che contrastano la violenza di matrice religiosa.

I musulmani pacifici, compresi quelli che apertamente e sinceramente criticano il jihadismo e l’islamismo, condividono una considerevole quota di responsabilità sull’oceano di violenza che si sta consumando in nome di Allah. La diffusa indisponibilità dei musulmani tutti (violenti o pacifici) a criticare i comportamenti di Maometto e i messaggi violenti intolleranti e violenti del Corano secondo gli standard etici e morali odierni impedisce all’islamismo (inteso come l’imposizione di qualsiasi forma di Islam) di essere intellettualmente demolito, vanificando del tutto gli sforzi di quei pochi musulmani riformisti. Testi sacri alla mano, i predicatori d’odio e violenza avranno sempre più argomenti di chi, in totale buona fede, vuole fare dell’islam una religione di pace, attraverso riforme simili a quelle che hanno interessato quasi tutte le altre principali religioni.

Anche la scarsa propensione degli intellettuali occidentali “liberal” a condannare apertamente l’Islam non aiuta per niente. Ironia della sorte, è stato proprio un musulmano riformista, Majid Nawaz, a coniare un termine per definire questa autolesionista propensione della sinistra occidentale: “Regressive Left“.

*Sahih Bukhari 5:59:447

Narrato da Abu Said Al-Khudri: “La gente dei Banu Quraiza accettò il verdetto emesso da Sad bin Mu’adh (capo della tribù medinese dei Banu Aws). Così il profeta si incontrò con Sad che venne a cavallo di un asino e quando raggiunsero la Moschea, il Profeta disse agli Ansar (i medinesi convertiti all’Islam): “Consegnateli (i prigionieri) al vostro capo (Sad bin Mu’adh) o ai migliori tra di voi.” Quindi, il Profeta disse (a Sad). “Costoro (i Banu Qurayza) hanno accettato il tuo verdetto.” Sad bin Mu’adh ordinò quindi di uccidere gli uomini e prendere i loro figli e le donne come prigionieri.” Maometto disse: “Hai giudicato secondo il volere di Allah.

**Abu Dawud 38:4390

Narrato Atiyyah al-Qurazi: “Ero tra i prigionieri di Banu Qurayza. I seguaci del profeta ci hanno esaminato e quelli che ai quali avevano cominciato a crescere i peli (pube) furono uccisi e quelli che non li avevano ancora furono risparmiati. Io ero tra coloro che non li avevano.

E l’intollerante sarei io?

Ahmed (nome di fantasia) si è adirato per il mio progetto di legge per vietare le moschee e ci ha tenuto a ricordarmi, con tanto di citazione coranica, che, nonostante i miei sforzi, Allah farà risplendere la sua luce, alla faccia dei miscredenti come me.
Ecco cos’altro dice il Corano sui miscredenti.
Corano su miscredenti
A quanto pare, però, l’intollerante sarei io…

La svolta di Francesco sull’Islam

Mi chiedo perché i vertici del clero cattolico si prendano la briga di rimarcare le analogie tra Corano e Vangelo.

Forse i porporati vedono, nei seguaci di Maometto, utili alleati per invertire la rotta laica che l’Europa ha intrapreso secoli fa.

Francesco, come il Vescovo Zuppi farebbe bene a rileggere il Corano. Certi passaggi sono molto chiari e suggeriscono di evitare certe alleanze.

Corano 5:51

O voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni, essi sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati è uno di loro. In verità Allah non guida un popolo di ingiusti.

papa