ARCI Benassi, Bosco (Lega): “Spettacolo deprimente, la sinistra si è arenata, temo derive violente”

“È una sinistra che non ha più niente da dire, che si chiude in se stessa, che deumanizza gli avversarli per escluderli dal dibattito, salvo poi litigare al proprio interno. Questa la tragica sintesi della serata all’Arci Benassi, nessun confronto, solo una serie di monologhi scollegati tra loro tanto che già a metà serata in molti sono andati a vedere la partita. Quando la politica delle parole va in corto circuito e non propone nulla di sensato, credibile e realizzabile il rischio di derive violente aumenta. Ci siamo già passati con le BR, è fondamentale, per il bene di tutti, uscire da questo circolo vizioso. Rinnovo quindi il mio appello: smettano di delegittimare gli oppositori e aprano ad un vero confronto.”
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Umberto Bosco
Consigliere Comune di Bologna

Troup televisiva cacciata dal Circolo Benassi. Bosco (Lega): “Un veto politico della sinistra bolognese”

Evidentemente ai vertici della sinistra non è andato giù il servizio televisivo di qualche giorno fa al Circolo Benassi dove, in materia di immigrazione, si rimarcava lo scollamento tra la posizione dei partiti di sinistra e quella del loro elettorato storico che, al contrario, sembra apprezzare l’operato del Ministro Salvini. Come sempre, anziché fare autocritica, la sinistra ha preferito optare per la censura. Questo gravissimo episodio dimostra che l’influenza dei partiti di sinistra, fortemente calata tra gli elettori, a Bologna sia ancora salda nei confronti di chi gestisce certi ambienti, che per complicità o paura di rappresaglie, si adegua alle direttive politiche. Insomma l’ennesimo “contrordine compagni”.

 

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Nulla osta solo se ti converti all’Islam. Bosco (LN): le istituzioni laiche si attivino per aggirare il veto marocchino

Il Marocco è uno Stato sovrano che può legiferare come crede, è però inaccettabile che uno Stato laico non sia attrezzato per aggirare le norme arcaiche e liberticide di un’altro stato. Tempo fa dovetti aiutare una coppia al quale il Comune negava di documenti perché pretendeva il certificato di residenza da parte di una cittadina straniera la cui nazione d’appartenenza non contemplava la residenza.
Il caso salito di recente agli onori della cronaca, nella quale una coppia ha dovuto rivolgersi al giudice per potersi sposare poiché l’aspirante marito rifiutata di convertirsi all’islam, riguarda Pesaro ma sotto le due torri la situazione non sembra poi così diversa. È assurdo che il Comune di Bologna che accetta senza battere ciglio autodichiarazioni circa lo stato patrimoniale dei cittadini stranieri (la legge non lo consentirebbe) sia oltremodo fiscale in sul loro stato civile. Per queste ragioni presenterò un’odg con il quale impegno la Giunta a predisporre le necessarie misure. Chiederò inoltre un’udienza conoscitiva alla presenza del console per chiarire lo spiacevole episodio.

Islam, dichiarazioni vescovo Negri, Bosco (Lega Nord): “contributo musulmani non violenti a lotta al terrorismo è pari a zero”.

“Scagionare l’Islam dalla violenza generata dal jihadismo appellandosi al fatto che la maggior parte delle vittime siano musulmani è quanto di più falso e semplicistico si possa partorire. Idem per l’affermazione sul fatto che solo una piccola minoranza ha comportamenti violenti. Fin tanto che i musulmani che sinceramente si dissociano dai terroristi e dalla violenza non saranno disposti ad ammettere i problemi insiti nell’ideologia religiosa che li accomuna con essi, cioè quella che emerge dal Corano e dalla biografia di Maometto, il loro contributo nella lotta al terrorismo sarà nullo, se non addirittura controproducente. Avanzare critiche all’islam e al suo Profeta è il modo più efficace per innescare una reazione violenta. Piaccia o no, questa è la realtà dei fatti.”
Questa la replica di Umberto Bosco, consigliere comunale della Lega Nord, alle dichiarazioni della CIB.”

Velo islamico, Bosco (LN): “chi ancora parla di libera scelta, il velo lo ha sugli occhi”

Anche se particolarmente timida e più restia di altre a sgomitare o alzare la voce per rivendicare spazi e diritti, quella bengalese resta una comunità molto chiusa, tradizionalista e intollerante. Chi frequenta esponenti di altre comunità o, peggio, adotta stili di vita occidentali viene stigmatizzato ed emarginato. Un atteggiamento culturale che da sempre caratterizza alcune comunità ma di cui ci accorgiamo solo al verificarsi di episodi eclatanti, spesso di cronaca nera. Mi auguro che questo episodio faccia risvegliare le coscienze di chi si ostina che a sognare di poter integrare chi disprezza i valori fondamentali della nostra società.
Che i sedicenti rappresentanti delle comunità islamiche si arrampichino sugli specchi per spacciare quella sul velo come una libera scelta è, tutto sommato, comprensibile e coerente con l’agenda politica di chi vuole sdoganare la cultura islamica come compatibile con i valori occidentali. Che una lunga schiera di politici e intellettuali prenda questa lettura come plausibile è però meno comprensibile e ben più preoccupante. Il velo nasce come strumento di “modestia sessuale”, una funzione che è rimasta pressoché invariata nei secoli a fronte dell’immutata criminalizzazione della fornicazione e della diffusa idea che le femmine necessitino sempre di un guardiano (padre, fratello o marito). Indossare il velo, è vero, può essere oggetto di una libera scelta ma molto di rado lo è davvero. Il condizionamento che molti giovani subiscono da parte della famiglia e della comunità etnica di riferimento è un elemento troppo spesso sottovalutato e ancora più spesso tollerato dalle istituzioni, più attente a restare dentro i canoni relativisti del politicamente corretto rispetto ad affrontare e risolvere un problema dilagante. Per ogni ragazza come Fatima, che si ribella alle imposizioni familiari, ce ne sono migliaia che cedono alle pressioni, che si adeguano. Sul piatto non ci sono solo le violenze fisiche che, con i dovuti limiti, le istituzioni sono in grado di affrontare, punendo i responsabili e allontanando le vittime. Un importante deterrente è rappresentato anche dalla minaccia di emarginazione sociale. Chi sceglie stili di vita difformi dal “gregge” viene allontanata perdendo amici e parenti, così molte ragazze “scelgono” di chinare e di coprire il capo. Presto o tardi se ne faranno una ragione fino al convincersi che sia meglio così, magari spingendosi ad accettare un matrimonio combinato, condannando a sua volta le sue figlie a vivere il medesimo copione.
Per queste ragioni mi auguro che i servizi sociali consentano a Fatima di rifarsi una vita lontano da una famiglia e da un comunità capaci solo di soffocare la sua personalità comprimendo la sua libertà.

Umberto Bosco
Consigliere Lega Nord
Comune di Bologna

Telecamere e venditori abusivi, Bosco(LN): “Malagoli fa sue le misure che chiediamo da anni”

“Un sistema centralizzato di telecamere a disposizione di tutti i settori del Comune e, ovviamente, delle Forze dell’Ordine. Esattamente ciò che, come Lega Nord, chiediamo da anni. Duole comunque constatare che molte telecamere non sono state istallate per assicurare il presidio del territorio bensì per fare cassa con le multe. La centralizzazione delle telecamere resta però un passo in avanti.
Bene anche i sequestri della merce, contraffatta e non, venduta abusivamente in via Indipendenza. Visto che le multe non le paga nessuno, il danno economico conseguente al sequestro della merce, rappresenta l’unica azione utile a contrastare il fenomeno. Se il comune avesse adottato la tolleranza zero che da sempre chiediamo sul commercio abusivo, il fenomeno non avrebbe certo raggiunto questi livelli, attirando decine di abusivi che per anni hanno operato nell’illegalità mentre le istituzioni fingevano di non vedere.
Non resta che aspettare e vedere se questi sequestri inaugureranno un giro di vite in materia di abusivismo commerciale o se saranno le solite azioni spot, commissionate alla Polizia Municapale prima di una conferenza stampa.”

Umberto Bosco
Consigliere Lega Nord – Comune di Bologna
Palazzo d’Accursio, Piazza Maggiore 6 – 40124 Bologna
051.2193151 – www.umbertobosco.it – umberto.bosco@comune.bologna.it

Ressa di migranti in Stazione, Bosco e Scarano (Lega Nord): “l’accoglienza incondizionata e buonista conduce al Caos.”

“Persone impossibili da inserire nella nostra società che, assaggiato il rigore del nostro inverno e realizzata l’assenza di opportunità economiche, ora vorrebbero solo tornare nel paese da dove provengono. La responsabilità – dichiara Umberto Bosco, consigliere comunale della Lega Nord – soprattutto morale di questo caos è di chi, a Roma come a Palazzo d’Accursio, promuove l’accoglienza a tutti i costi. Un atteggiamento che attira sempre più africani in Europa. Persone che, anziché investire nel proprio territorio ed essere agenti del cambiamento, spendono tutto ciò che hanno per pagare il viaggio ai trafficanti, in cerca di una fortuna che non esiste.”
“Non c’è sorprendersi – aggiunge la collega Scarano – se queste persone, sia che rientrino nei sistemi di protezione per richiedenti asilo, sia che si siano dati alla macchia senza farsi identificare, oggi forniscano, in molti casi, forza lavoro alla criminalità, con tutti i costi sociali che il fenomeno comporta e il danno, in termini di criminalità e sicurezza, che si ripercuote sulla cittadinanza.”

Umberto Bosco
Consigliere Comunale Bologna
umberto.bosco@comune.bologna.it

Cosa c’è dietro le moschee aperte ai cristiani

Il dialogo interreligioso come strumento per combattere il terrorismo. Questo in sintesi l’obiettivo che si è dato Foad Aodi, presidente delle Comunità Arabe in Italia e promotore dell’evento.

L’idea che questa iniziativa possa scongiurare il ripetersi di attentati è quanto meno azzardata. Per i militanti dell’isis, i musulmani che non ingaggiano la guerra santa sono indegni quanto ebrei e cristiani. Quella di demusulmanizzare i musulmani con i quali si è in disaccordo è una diffusa pratica utile a rendere halal (lecita) la violenza nei loro confronti. Non a caso la maggior parte delle vittime dell’isis sono proprio musulmane. Far accedere dei kafir (infedeli) all’interno delle “sacre” mura di una moschea ha più chance di indispettire potenziali terroristi piuttosto che quella di disinnescare le loro violente ambizioni. L’iniziativa ha senza dubbio fatto presa sui più ingenui e ottimisti, credenti o meno ma ad un osservatore più disilluso non dovrebbero sfuggire alcune dietrologie.

1. La quasi sconosciuta associazione delle Comunità arabe d’Italia. Il suo presidente ha senza dubbio trovato il modo di far parlare di sé entrando a gamba tesa nell’olimpo delle organizzazioni che in modo del tutto autoreferenziale millantano di rappresentare questa o quella comunità o minoranza.
2. La moschea saudita di Roma non ha aderito. Tecnicamente non hanno declinato l’invito, semplicemente non hanno risposto nonostante i numerosi solleciti. Un atteggiamento che suggerisce come l’iniziativa di Aodi non sia piaciuta nemmeno al regno saudita che controlla la grande moschea della Capitale. Ancora una volta le moschee sono il terreno di scontro politico tra nazioni o sette. Anche il principale centro islamico di Milano, quello di Viale Jenner ha disertato l’iniziativa.
3. Solo il terrorismo? Che il terrorismo islamista sia una piaga è qualcosa sul quale concordano anche moltissimi musulmani, persino diversi islamisti secondo i quali l’uccisione di innocenti rallenterebbe il processo di islamizzazione in corso. In molti però rimarrebbero sorpresi di scoprire come gli obiettivi politici dei tagliagole non siano così diversi da quelli dei loro pii e pacifici detrattori.
4. Perché invitare solo i cristiani? Un prete è stato sgozzato in chiesa dai militanti dell’isis e questo ha portato la Chiesa cattolica a invitare altri musulmani in chiesa. Una sorta di “porgiamo l’altra giugulare”. Ora siamo arrivati a invitare i cristiani in moschea. Perché? Ma soprattutto perché solo loro? Perché non invitare altre categorie? Per esempio: le associazioni di metallari (Bataclan), le associazioni per la libertà d’espressione (Charlie Hebdo). Gli ebrei (attacchi a sinagoghe e negozi kosher), le associazioni dei turisti (Nizza) ecc. Perché solo i cristiani?

Secondo me quello in corso è il tentativo, da parte delle organizzazioni islamiche, di stipulare un sodalizio con le gerarchie cattoliche nella speranza che queste giochino un ruolo di mediazione e favoriscano il riconoscimento istituzionale della religione islamica che, ad oggi, è priva di un’intesa con lo Stato. Non è un caso che a Bologna la comunità islamica non chieda la moschea ma il Sindaco di centrosinistra e il Vescovo premano per dargliela lo stesso.

Il più gradito degli omaggi…

Andrea (nome di fantasia), un mio caro amico uscito dal dams e che si occupa di audiovisivi, mi ha omaggiato di questo montaggio di spezzoni presi dai youtube e facebook.
La colonna sonora fa molto “terra di mezzo” ma offre un gran carica emotiva!
Andrea è un leghista sfegatato ma siccome lavora negli ambienti del cinema e della televisione non può dichiararlo pubblicamente.
Resisti Andrea, presto la censura rossa finirà ed essere leghisti a Bologna sarà socialmente accettato…

In Svizzera niente cittadinanza a chi non si adegua alle convenzioni sociali

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Sta facendo molto discutere la sospensione dell’iter che avrebbe portato alla naturalizzazione svizzera di due ragazzi musulmani, figli di un rifugiato politico siriano di vecchia data. Stando a quanto riportato dal Corriere.it, i due giovani si sarebbero rifiutati (per ortodossia religiosa) di stringere la mano alle loro insegnanti a fine lezione, storica consuetudine nella federazione elvetica. Il comportamento avrebbe sollevato alcuni dubbi sulla loro effettiva integrazione, condizione imprescindibile ai fini dell’ottenimento della cittadinanza elvetica.

— Il problema

Il caso è stato senza dubbio ingigantito dai media ma è emblematico di un problema molto diffuso in tutta Europa: immigrati che chiedono o addirittura pretendono, dalla nazione che li ospita, il riconoscimento di diritti e di cittadinanza nonostante non abbiano alcuna intenzione di integrarsi e, talvolta, in presenza di manifesto disprezzo, ostilità e riluttanza per la cultura del paese nel quale hanno scelto di vivere o sono nati.

Sbaglia chi pensa che le migrazioni avvengano principalmente per ragioni politiche, la maggioranza degli esodi (anche quelli che fanno fulcro sul diritto d’asilo) avviene per ragioni prettamente economiche e assistenziali. Se la nazione in questione, in un delirio relativista e xenofilo che sembra affliggere molti non predispone gli strumenti necessari ad integrare queste persone, tempo una generazione, la frittata multiculturale è fatta. Il multiculturalismo (modello britannico) consente ai nuovi arrivati di conservare tradizioni e usanze spesso retrograde potendo, al tempo stesso, accedere a istruzione, welfare, servizi evoluti e molti diritti che in patria gli sarebbero preclusi. Il problema è che invece di cittadini, in questo modo si formano anticittadini: individui e gruppi privi di un’identità nazionale ma dotati di una forte identità etnica e/o religiosa in contrasto tanto con l’identità locale quanto con le altre identità di importazione.

— Possibili soluzioni

Il divieto francese a indossare in pubblico il velo integrale ha fatto scuola e giurisprudenza. In vigore dal 2011, è stato oggetto di un ricorso alla Corte Europea per i diritti umani che però lo ha rigettato, considerando legittima l’intromissione da parte dello Stato, nella vita privata e nella religione dei cittadini per “proteggere le condizioni della vita associata”. In sostanza le nazioni possono definire le regole basilari per una proficua e pacifica convivenza e interazione tra i cittadini.

— Errori comuni

Le altre nazioni europee dovrebbero prendere al balzo questa possibilità e approvare leggi che subordinino ingressi e cittadinanza all’effettiva accettazione (e non solo formale) di valori “non negoziabili”. Quelli, grosso modo, contenuti nelle Costituzioni. La tendenza sembra invece quella inversa: cioè adeguare la legislazione alle sensibilità e pretese dei nuovi arrivati.

— Conclusioni

Spesso sento dire che le diversità sono un valore e vanno rispettate. Beh, dipende! Uno dei modi migliori di rispettare le differenze consiste, però, nel saperle riconoscere e nel sapere prevedere o almeno capire quando queste possono generare incompatibilità e generare conflitti.

Se i principi insiti in alcune culture, ideologie, filosofie e religioni sono inconciliabili con quelli consolidati in Europa, lasciare entrare i portatori di queste idee e permettere loro di diffonderle liberamente rappresenta un suicidio culturale i cui epiloghi saranno drammatici.

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Umberto Bosco

Militante Lega Nord Bologna