Telecamere e venditori abusivi, Bosco(LN): “Malagoli fa sue le misure che chiediamo da anni”

“Un sistema centralizzato di telecamere a disposizione di tutti i settori del Comune e, ovviamente, delle Forze dell’Ordine. Esattamente ciò che, come Lega Nord, chiediamo da anni. Duole comunque constatare che molte telecamere non sono state istallate per assicurare il presidio del territorio bensì per fare cassa con le multe. La centralizzazione delle telecamere resta però un passo in avanti.
Bene anche i sequestri della merce, contraffatta e non, venduta abusivamente in via Indipendenza. Visto che le multe non le paga nessuno, il danno economico conseguente al sequestro della merce, rappresenta l’unica azione utile a contrastare il fenomeno. Se il comune avesse adottato la tolleranza zero che da sempre chiediamo sul commercio abusivo, il fenomeno non avrebbe certo raggiunto questi livelli, attirando decine di abusivi che per anni hanno operato nell’illegalità mentre le istituzioni fingevano di non vedere.
Non resta che aspettare e vedere se questi sequestri inaugureranno un giro di vite in materia di abusivismo commerciale o se saranno le solite azioni spot, commissionate alla Polizia Municapale prima di una conferenza stampa.”

Umberto Bosco
Consigliere Lega Nord – Comune di Bologna
Palazzo d’Accursio, Piazza Maggiore 6 – 40124 Bologna
051.2193151 – www.umbertobosco.it – umberto.bosco@comune.bologna.it

Cosa c’è dietro le moschee aperte ai cristiani

Il dialogo interreligioso come strumento per combattere il terrorismo. Questo in sintesi l’obiettivo che si è dato Foad Aodi, presidente delle Comunità Arabe in Italia e promotore dell’evento.

L’idea che questa iniziativa possa scongiurare il ripetersi di attentati è quanto meno azzardata. Per i militanti dell’isis, i musulmani che non ingaggiano la guerra santa sono indegni quanto ebrei e cristiani. Quella di demusulmanizzare i musulmani con i quali si è in disaccordo è una diffusa pratica utile a rendere halal (lecita) la violenza nei loro confronti. Non a caso la maggior parte delle vittime dell’isis sono proprio musulmane. Far accedere dei kafir (infedeli) all’interno delle “sacre” mura di una moschea ha più chance di indispettire potenziali terroristi piuttosto che quella di disinnescare le loro violente ambizioni. L’iniziativa ha senza dubbio fatto presa sui più ingenui e ottimisti, credenti o meno ma ad un osservatore più disilluso non dovrebbero sfuggire alcune dietrologie.

1. La quasi sconosciuta associazione delle Comunità arabe d’Italia. Il suo presidente ha senza dubbio trovato il modo di far parlare di sé entrando a gamba tesa nell’olimpo delle organizzazioni che in modo del tutto autoreferenziale millantano di rappresentare questa o quella comunità o minoranza.
2. La moschea saudita di Roma non ha aderito. Tecnicamente non hanno declinato l’invito, semplicemente non hanno risposto nonostante i numerosi solleciti. Un atteggiamento che suggerisce come l’iniziativa di Aodi non sia piaciuta nemmeno al regno saudita che controlla la grande moschea della Capitale. Ancora una volta le moschee sono il terreno di scontro politico tra nazioni o sette. Anche il principale centro islamico di Milano, quello di Viale Jenner ha disertato l’iniziativa.
3. Solo il terrorismo? Che il terrorismo islamista sia una piaga è qualcosa sul quale concordano anche moltissimi musulmani, persino diversi islamisti secondo i quali l’uccisione di innocenti rallenterebbe il processo di islamizzazione in corso. In molti però rimarrebbero sorpresi di scoprire come gli obiettivi politici dei tagliagole non siano così diversi da quelli dei loro pii e pacifici detrattori.
4. Perché invitare solo i cristiani? Un prete è stato sgozzato in chiesa dai militanti dell’isis e questo ha portato la Chiesa cattolica a invitare altri musulmani in chiesa. Una sorta di “porgiamo l’altra giugulare”. Ora siamo arrivati a invitare i cristiani in moschea. Perché? Ma soprattutto perché solo loro? Perché non invitare altre categorie? Per esempio: le associazioni di metallari (Bataclan), le associazioni per la libertà d’espressione (Charlie Hebdo). Gli ebrei (attacchi a sinagoghe e negozi kosher), le associazioni dei turisti (Nizza) ecc. Perché solo i cristiani?

Secondo me quello in corso è il tentativo, da parte delle organizzazioni islamiche, di stipulare un sodalizio con le gerarchie cattoliche nella speranza che queste giochino un ruolo di mediazione e favoriscano il riconoscimento istituzionale della religione islamica che, ad oggi, è priva di un’intesa con lo Stato. Non è un caso che a Bologna la comunità islamica non chieda la moschea ma il Sindaco di centrosinistra e il Vescovo premano per dargliela lo stesso.

Moschea di via Ristori, Bosco (LN): “Stabile non utilizzabile per attività di culto, daremo battaglia in Comune e, se necessario, al TAR”

Il Consiglio di Stato, esprimendosi su un caso analogo, ha ribadito che attività di culto e associazionismo sono ambiti separati e tali devono rimanere. Non è quindi consentito usare gli spazi di un’associazione per fare attività religiose. Nel question time di domani chiedo conto alla Giunta che, nella persona del Sindaco, non solo ha definito “lecita” la diffusa pratica di fondare associazioni per aggirare la normativa sugli edifici di culto ma in diverse occasione mette a disposizione i suoi spazi.

Quando c’è di mezzo l’Islam, le amministrazioni di centrosinistra tendono a chiudere un occhio o a interpretare leggi e sentenze in modo fantasioso; per queste ragioni tra poche settimane riprenderà la raccolta firme per il progetto di legge regionale cosiddetto “antimoschee”.

Ecco perché la Legge “anti-moschee” non è incostituzionale

Ha fatto molto discutere la Legge Regionale 2/2015, la cosiddetta Legge anti-moschee firmata Lega Nord (Romeo primo firmatario). Il “cosiddetta” è più che mai d’obbligo in quanto formalmente (e quando si tratta di legge la formalità è molto importante) di moschee e di Islam non si parla affatto.
La legge introduce modifiche alla normativa regionale in materia di attrezzature religiose, ma si tratta di regole che si applicano a tutti i culti, con solo alcuni comprensibili distinguo che non possono essere in alcun modo considerati incostituzionali per il semplice fatto che tali distinguono provengono proprio dal testo costituzionale, più precisamente il terzo comma dell’articolo 8 “I rapporti tra le confessioni religiose e lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze“.
Fatte salve le libertà di culto individuali sancite dall’articolo 19, secondo la Costituzione, le confessioni (intese come organizzazioni) che vogliono avere rapporti con le istituzioni della Repubblica, devono siglare con un’Intesa con lo Stato.
Questa regola permette, o quando meno dovrebbe permettere, allo Stato di sapere con chi sta trattando (interlocutore univoco) e impedisce a religioni i cui precetti sono in contrasto con l’ordinamento italiano, di essere legalmente riconosciute. Dall’altra parte consente alle confessioni religiose (sempre intese come organizzazioni) alcuni diritti e benefici, 8×1000 in primis.
Questa volta, ad essere d’obbligo è il condizionale, perché la Magistratura italiana, forse in preda a deliri relativisti, in più occasioni ha aggirato questo limite, consentendo rapporti formali e finanziari tra istituzioni religiose potenzialmente incompatibili con la Costituzione e le istituzioni pubbliche.
Ma questa è un’altra storia.
Al di là delle facili dietrologie e del can-can mediatico che hanno portato parte della sinistra lombarda (alcuni consiglieri d’opposizione veramente laici l’hanno votata) a bollarla come razzista e discriminatoria, la nuova norma si limita a regolamentare un aspetto che sta oggettivamente degenerando: il proliferare di luoghi di culto che luoghi di culto non dovrebbero essere in totale mancanza di rispetto delle regole.
Quando si tratta di luoghi di culto, ci sono aspetti urbanistici che non possono essere ignorati: capienza massima, parcheggi, uscite di sicurezza, traffico, ecc. Centinaia di musulmani che di venerdì bloccano viale Jenner sono la perfetta dimostrazione di come le attrezzature religiose debbano essere regolate e in merito al rispetto di questi requisiti, l’Islam non è esattamente il primo della classe.
La maggioranza delle cosiddette moschee o sale di preghiera sono sedi di Associazioni di promozione sociale i cui connotati religiosi, lo dice la legge nazionale, devono essere assolutamente marginali.
Ma siccome le sedi della APS sono esenti da qualsiasi vincolo di tipo urbanistico e molti comuni fingono di non vedere che si fa culto e non associazionismo, questi edifici, indipendentemente che si trovino nel centro storico o nella zona industriale, vengono sistematicamente trasformati in luoghi di culto. Oltre ai sotterfugi che le comunità islamiche escogitano per stendere i tappetini e prostrarsi in direzione de La Mecca, resta ancora in sospeso la domanda: ma l’Islam è compatibile con la Costituzione? Storia, cronaca e la mancanza di un’Intesa tra Islam e Stato, suggerirebbero di no.
Con l’approvazione della tanto contestata legge, la Lombardia, prima regione dello Stivale, ha finalmente messo un freno a questa anarchia e ribadito le regole di civile convivenza in un contesto di pluralità religiosa alla quale tutti devono adeguarsi. Se l’Islam italiano presenta delle carenze formali o organizzative tali da ostacolare il proliferare dei loro stessi minareti, non è certo colpa di Maroni, né di Romeo né della Lega Nord.
Evidentemente il Partito Democratico non la pensa così, tanto che il Governo, forse su indicazione del Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha impugnato la legittimità costituzionale della Legge lombarda. Quando qualche settimana fa, è uscita la notizia dell’accoglimento dell’istanza di incostituzionalità, potete immaginare il disappunto della maggioranza di Regione e la felicità di Pisapia e della sua Giunta, convinti di poter finalmente realizzare una o più moschee in città.
Peccato che oggi siano stati resi noti i dettagli e, colpo di scena, l’impianto normativo è perfettamente legittimo fatta eccezione per due aspetti assolutamente marginali e facilmente correggibili.
Questa volta si può dire che prega bene chi ride ultimo.