Kosovaro espulso, Bosco (Lega): “con musulmani italiani abbiamo le mani legate e luoghi di preghiera grandi o piccoli non aiutano a scongiurare estremismo, anzi…”

Bene l’espulsione del kosovaro e degli altri due estremisti ma è una misura che il nostro ordinamento ci consente di adottare solo con gli stranieri che possiamo, appunto, espellere prima ancora che commettano reati. Ben diverso per i cittadini italiani e comunitari con i quali servono prove tangibili di un’effettiva affiliazione con organizzazioni terroristiche, mancate con Youssef Zaghba, l’attentatore di Londra con passaporto italiano. Lo strumento più efficace è quello di ostacolare, nei limiti del possibile e del legale, ogni forma di aggregazione islamica, è l’unico modo per disinnescare la radicata tendenza dei musulmani a chiudersi tra di loro, limitando al minimo le interazioni con i non musulmani. La sinistra bolognese pensa di integrarli concedendo loro rappresentanza e moschee, politiche che in tutta Europa hanno generato ghetti e alimentato le posizioni più oltranziste e pericolose dell’Islam.

Bosco e Malossi (Lega):”Ennesimo crimine in Montagnola, necessario presidio fisso di Polizia”

“Dopo l’ennesimo furto subito nel parco Montagnola di Bologna la Giunta prenda atto che diverse zone della città sono ormai fuori controllo “- è quanto affermano in una nota congiunta Umberto Bosco, consigliere comunale di Bologna e Nicolò Malossi, coordinatore provinciale Lega Giovani.
“Il PD per anni ha minimizzato, parlando “sicurezza percepita” e solo oggi si sveglia e cade dal pero. Ma i cittadini bolognesi da anni fanno le spese della miopia piddina, subiscono minacce, aggressioni e furti;”- prosegue Bosco-“una situazione diventata insostenibile “.
Sulla stessa linea Malossi:”Siamo arrivati all’assurdo in cui i cittadini non possono usufruire di uno dei parchi più importanti della città, sede tra l’altro di una scuola materna”.
A tal proposito concludono Bosco e Malossi:”è necessario un presidio fisso della polizia municipale nel parco al fine di garantire la tranquillità dei cittadini”

Velo islamico in tribunale, Bosco (LN): “Della sicurezza del giudice non parla nessuno”

La vicenda accaduta al TAR ha sollevato, com’è normale che sia, le reazioni di politici, giornalisti e intellettuali. Le posizioni vanno dall’accusa di razzismo al plauso per l’imparzialità del giudice. Il dibattito sulla libertà religiosa si è riacceso e, come sempre, si sono formati due schieramenti, da una parte chi sostiene che regole debbano adattarsi alle diverse sensibilità culturali e religiose e dall’altra parte chi (come me) ritiene che in una società le regole debbano essere applicate a tutti, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali come recita l’articolo 3 della Costituzione. Rimando volentieri ad altri la disquisizione circa l’opportunità e la liceità di invitare la ragazza a togliersi il velo o lasciare l’aula di tribunale per concentrarmi su un aspetto pericolosamente tralasciato da tutti gli intervenuti che ho avuto il piacere di leggere, cioè la sicurezza del giudice. Le generalità della toga sono state rese note con una leggerezza imperdonabile. Indipendentemente dalle opinioni circa la libertà religiosa, non possiamo e non dobbiamo dimenticare che tante persone sono state uccise da musulmani intenti a vendicare o punire una presunta mancanza di rispetto nei confronti della religione islamica e dei suoi simboli, nei quali rientra a pieno titolo anche il velo. Se domani un seguace di Maometto particolarmente esaltato (che non vuol dire squilibrato) decidesse di vendicare la ragazza e aggredisse il giudice, potremmo davvero dirci sorpresi dell’accaduto? Le vicende di Charlie Hebdo, Teo Van Gogh e delle vignette danesi sono solo alcuni esempi di un fenomeno estremamente preoccupante, ma quando leggo sui giornali il nome del giudice realizzo che il rifiuto o l’incapacità di prendere coscienza di un fenomeno può essere ben più preoccupante del fenomeno stesso.

Daspo, Bosco (LN): “Strumento inefficace, servono maggiori poteri a sindaci e FF.OO”

“Senza una seria politica a livello nazionale che consenta azioni veramente incisive, l’uso del daspo rischia di dimostrarsi una mera misura burocratica, utile solo a intasare tribunali e questure senza produrre risultati apprezzabili per il territorio. Il cavillo al quale ci si è appellati nel caso di viale Masini è quello della prossimità con la stazione e di certo non può funzionare su tutto il territorio urbano. Saranno contenenti i residenti dell’area, da anni vessati da questi bivacchi, ma il problema è stato solo spostato, non certo risolto.”

Giustizia fai da te in via Zamboni, intervento in aula di Bosco (LN)

Tutti noi abbiamo avuto notizie circa l’episodio di cronaca che ha visto un cittadino marocchino con numerosi precedenti penali per spaccio e furto, sorpreso a scippare una ragazza e malmenato dal compagno della stessa.

L’improvvisato giustiziere, un vicentino incensurato è stato prontamente individuato e denunciato dalle forze dell’ordine. Molto probabilmente affronterà un processo per lesioni.

A seguito degli articoli di stampa pubblicati sulla vicenda, il ragazzo è stato investito da una popolarità e da una solidarietà senza precedenti, diversi avvocati, alcuni dei quali presenti in quest’aula, si sono offerti di assisterlo gratuitamente e in tanti giustamente si chiedono per quale ragione il malvivente marocchino circolasse liberamente nonostante l’ordine di lasciare il territorio nazionale.

In molti, vedono nel giovane ragazzo che senza dubbio ha agito per l’impulso di proteggere la sua compagna, un eroe da premiare anziché da punire. Alcuni in quest’aula condividono questa visione, altri no.

Ma al di là delle diverse opinioni che ciascuno di noi possa essersi fatto sulla vicenda, ritengo che una riflessione sia d’obbligo.

Se è vero che il Comune di Bologna non ha particolari responsabilità circa la diffusa impunità che caratterizza questo Paese dove delinquenti patentati vengono rimessi in libertà a poche ore dall’arresto e dove chi dovrebbe lasciare il paese continua a restarci e a delinquere, è altrettanto vero che il Comune di responsabilità ne ha tante per la formazione di quella che ormai è diventata un’enclave. Il quartiere universitario, in particolare la zona di via Zamboni, Piazza Verdi e via Petroni sono a tutti gli effetti un territorio occupato dove la criminalità è deliberatamente tollerata.

Tutti a Bologna sanno che se ti rubano la bici molto probabilmente la potrai ricomprare accanto al teatro comunale. Tutti sanno che se vuoi fare un comizio in piazza verdi non sono il Prefetto o il Comune le autorità competenti ad autorizzarti, sono i collettivi universitari.

E dobbiamo tenere a mente che è in questo contesto che la vicenda si è consumata e dobbiamo ammettere che se non si tratta di una giustificazione è di sicuro è un’attenuante.

Se l’esuberante vicentino avesse chiamato le forze dell’ordine anziché intervenire, possiamo in tutta onestà affermare che il malvivente sarebbe stato effettivamente punito per il tentato furto? Io non credo!

Ed è questo il nocciolo della questione: se il crimine e l’illegalità non troveranno il polso fermo delle istituzioni, di tutte le istituzioni, ogni giorno avremmo più persone che si faranno giustizia da sole e meno argomenti per condannarle.