Bologna, dove l’intolleranza è “antifascista”

Ormai lo sanno anche i sassi, l’8 di novembre Matteo Salvini sarà in Piazza Maggiore per una grande manifestazione di caratura nazionale. Basta dare un’occhiata alle grafiche sul sito liberiamoci.com per capire che non si tratta esattamente di un comizio leghista (che sarebbe comunque del tutto legittimo) bensì di un evento aperto a tutti, apartitico: sul palco non veleggeranno i simboli di alcun movimento politico.
L’intervento di Matteo Salvini chiuderà l’evento ma sul palco saliranno e parleranno tanti rappresentanti della società civile: pensionati, agricoltori, genitori, infermieri, autotrasportatori, commercianti, insegnanti, poliziotti e associazioni sportive.
Non esattamente una sfilata di politici, bensì di persone che per diverse ragioni non sono soddisfatte dell’operato del Governo Renzi. Esattamente come non lo sono le migliaia di “antagonisti” che invece di unirsi al coro preferiranno accanirsi contro Salvini.
Un odio, quello per la Lega che evidentemente trascende ogni comunità d’intenti, ogni buon senso, ogni strategia politica. Poco importa se le battaglie sono (accidentalmente) le stesse: se il nemico (la Lega) del tuo nemico (Renzi) ti piace ancora meno del tuo nemico (Renzi) non c’è santo (o partigiano) che tenga.
Se n’è avuta riprova quando la Lega Nord ha cercato di abrogare alcune delle leggi (Mancino e Fornero) e delle istituzioni (Prefetture) tanto odiate anche dalla stessa sinistra. Nessuno si è fatto avanti o ha dato una mano. Evidentemente, per la sinistra alimentare l’ostilità verso il nemico leghista è più importante di portare a casa i risultati, cioè una società più equa e giusta. Mai come in questa occasione i “compagni” hanno sabotato le proprie battaglie pur di delegittimare l’avversario politico.
Il parallelismo del marito che si castra per far dispetto alla moglie non potrebbe calzare meglio.
A coloro che ritengono che la presenza di Salvini sia sgradita e sconveniente per la città di Bologna vorrei ricordare un po’ di numeri. Dal 2011 in poi, Bologna è il capoluogo di Regione dove il Carroccio alle amministrative e alle regionali ha raccolto la maggior percentuale di consensi (10,72% e 14,51% alle ultime regionali). Nello stesso anno sono andate al voto anche Milano(9.64%, 6,01% alle ultime regionali), Torino(6.86% e 3,66% alle ultime regionali) e Trieste (6.26%, 3,67% alle ultime regionali).
Solo Venezia, chiamata alle urne un anno prima (in pieno boom leghista), superò il Capoluogo felsineo alle amministrative (11,16%) salvo poi scendere alle regionali (12,07%). Quindi se c’è una città dove la Lega dovrebbe sentirsi a casa, è proprio Bologna. Dettagli evidentemente irrilevanti per i sedicenti antifascisti bolognesi ma soprattutto non bolognesi. Sì, perché, è il caso di precisarlo, ad arrogarsi il diritto di decidere chi a Bologna è benvenuto e chi non lo è non sono giovani bolognesi con la esse marcata bensì giovani in città da un quarto d’ora. Non mi dilungherò nel ricordare i diritti costituzionalmente sanciti sia in materia di libera circolazione che di libertà d’espressione, in questo caso mi pare inutile.
L’antifascismo avrà anche contribuito a darci una Costituzione Liberale ma antifascista, ricordiamolo, non vuol dire mica pluralista e democratico, per molti di loro (soprattutto quelli nati una generazione o due dopo la scomparsa del fascismo) antifascismo significa odiare i fascisti, la definizione di fascista varia molto a seconda del soggetto e del momento. Persino le amministrazioni più rosse vengono, all’occorrenza, definite fasciste, figuriamoci quanto fascista possa apparire a questi disadattati, un Matteo Salvini, leader in pectore di un centrodestra redivivo, pronto a seppellire Berlusconi e ricompattarsi in modalità confederale.
Gli eventi organizzati contro Matteo da parte dei cosiddetti collettivi spaziano dal fastidioso ma pacifico bombing di tortellini su facebook fino all’insurrezione nelle strade che richiederà ingenti sforzi da parte delle Forze dell’Ordine passando da manifestazioni più o meno pacifiche e vandalismi. Ma ciò che dovrebbe preoccuparci non sono tanto le iniziative di questi giovani pierini dall’animo rivoluzionario e il padre bancario.
A destare preoccupazioni è la legittimazione proveniente da associazioni come l’ANPI che vuole proteggere il sacrato dei partigiani di Piazza Nettuno, come se ci fosse il tangibile rischio di vantalismi antipartigiani da parte di chi l’8 novembre sarà con Salvini. Il Sindaco Merola prima critica Salvini e la Lega per aver scelto Bologna poi si lascia andare in sparate a sostegno della libertà di espressione della Lega (che secondo lui è contraria a questa libertà) e della libertà di dissenso dei collettivi. Forse nel goffo tentativo di assicurarsi il loro voto a maggio.
Ad appesantire il dibattito, nel caso ce ne fosse bisogno, ci ha pensato la moglie del Sindaco di Casalecchio che raccomanda di farcire i tortellini destinati a Salvini (evidentemente non più virtuali) con la ghisa.
Non so voi come la pensate ma l’intera idea di una contromanifestazione, per quanto legittima, è concettualmente fallace. Sei libero, come chiunque, di manifestare la tua opinione (fermi i limiti della Legge Mancino) su un determinato argomento ma andare in piazza quando ci va chi su quell’argomento la vede diversamente non significare affermare l’idea che si ritiene migliore, ma semmai sabotare il diritto altrui, impedendo loro di esternare le proprie idee.
Che è grosso modo ciò che faceva il fascimo.
Diceva Bene Ennio Flaiano: “In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.”