Troup televisiva cacciata dal Circolo Benassi. Bosco (Lega): “Un veto politico della sinistra bolognese”

Evidentemente ai vertici della sinistra non è andato giù il servizio televisivo di qualche giorno fa al Circolo Benassi dove, in materia di immigrazione, si rimarcava lo scollamento tra la posizione dei partiti di sinistra e quella del loro elettorato storico che, al contrario, sembra apprezzare l’operato del Ministro Salvini. Come sempre, anziché fare autocritica, la sinistra ha preferito optare per la censura. Questo gravissimo episodio dimostra che l’influenza dei partiti di sinistra, fortemente calata tra gli elettori, a Bologna sia ancora salda nei confronti di chi gestisce certi ambienti, che per complicità o paura di rappresaglie, si adegua alle direttive politiche. Insomma l’ennesimo “contrordine compagni”.

 

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Censimento Rom: unico modo per indirizzare servizi e interventi sociali ed educativi

“La Regione Emilia-Romagna, come tante altre, da circa 30 anni si è dotata di una normativa ad hoc per i cosiddetti nomadi (rom e sinti). In Emilia-Romagna, queste norme prima  tutelavano uno stile di vita, quello nomade ma ci si è resi conto che solo una minima parte di sinti e rom lo è effettivamente. Non a caso nel 2015, la legge ha smesso di tutelare i nomadi (di qualsiasi etnia) e si è concentrata unicamente su sinti e rom con lo scopo (almeno sulla carta) di promuovere l’inclusione sociale di queste comunità etniche. Purtroppo la normativa in questione, come molte affirmative action (discriminazioni positive) ha avuto l’effetto opposto, rallentando il processo di inclusione e integrazione sociali in corso. I detrattori della Lega e del Ministro Salvini in questi giorni si stracciano le vesti e richiamano alla memoria i rastrellamenti fascisti ma nessuno ha mai detto di voler schedare i rom, i sinti, ecc. Se il censimento fosse davvero una schedatura, come affermano alcuni esponenti della sinistra, allora ogni dieci anni siamo tutti schedati. Al di la delle strumentalizzazioni politiche, se un determinato gruppo etnico necessita, per le sue peculiarità, di interventi specifici, un censimento è l’unico modo per programmare e veicolare questi interventi, qualsiasi essi siano, evitando che a beneficiarne siano soggetti estranei. Se leggi cucite addosso a gruppi etnici sono davvero incostituzionali, la sinistra, anziché gridare allo scandalo, faccia mea culpa e abroghi la normativa regionale.”

Bosco (LN): per Rizzo Nervo, se i sinti di Via Erbosa non pagano le bollette, la colpa è della società.

Il 22 di luglio ho depositato una domanda d’attualità alla Giunta con la quale chiedevo se, a fronte delle morosità accumulate dagli ospiti dell’area sosta temporanea di Via Erbosa (circa  €480mila euro in 5 anni) e al fatto che detti ospiti saranno presto trasferiti presso le nuove microaree di Via Selva di Pescarola, Via Shakespear e via del Gomito, la Giunta avesse intenzione di pretendere il pagamento di quanto dovuto dai sinti prima di consegnare le nuove strutture. Causa le interminabili ferie dell’Assessore Rizzo Nervo, la risposta è arrivata il 16 agosto (alla faccia dell’attualità). L’assessore ha deliberatamente omesso di rispondere ad alcuni dei quesiti posti limitandosi a precisare che la nuova legge regionale “non prevede esclusioni all’ingresso in microaree rivolte a Cittadini Sinti con morosità contratte precedentemente.”

Il vigente regolamento per l’accesso alle aree sosta (art.8, comma 5) prevede, in caso di morosità superiori a 4 mesi, prima l’interruzione dell’allacciamento e successivamente l’allontanamento dei nuclei morosi, provvedimenti evidentemente mai assunti. Un’amministrazione che si dà delle regole senza poi applicarle non può certo essere presa sul serio; lo hanno capito bene numerosi sinti di Via Erbosa che da anni fruiscono delle utenze senza versare un centesimo. Non pago, il comune di Bologna a breve li ricompenserà concedendo loro le tre nuove microaree le quali, stando alla mancata risposta di Rizzo Nervo, non prevedono alcun deterrente utile a evitare che le morosità continuino ad accumularsi all’infinito con buona pace dei bolognesi in difficoltà ai quale le utenze invece vengono staccate. Per questi bolognesi che non hanno la fortuna di essere rom o sinti la musica è un’altra: sia per gli alloggi ERP sia per quelli a canone calmierato, l’assegnazione è subordinata al pagamento delle morosità accumulate.

Ancora da chiarire la logica secondo la quale un campo con 21 nuclei familiari (57 persone) collocato nella prima periferia di Bologna rappresenti un fattore stigmatizzante e di isolamento sociale mentre gli stessi nuclei collocati in tre distinti campi ancora più isolati e periferici siano fattore di integrazione sociale. In attesa di altri specchi sui quali arrampicarsi, alla Giunta di Bologna non resta che giocare la carta del giustificazionismo con il quale si difende a spada tratta il parassitismo generato dall’assistenzialismo e dall’impunità indiscriminati, spostando l’indice dai furbetti ad una non ben definita “società che emargina”.

Umberto Bosco
Consigliere Comunale Bologna